Pensando allo Yoga immediatamente arrivano agli occhi della mente immagini di posizioni contorte, fisici tonici, splendidi paesaggi di sfondo e qualche vecchietto sul cucuzzolo della montagna con gli occhi chiusi tutto intento nella famosa posizione del loto. Ebbene, è tutto lì lo Yoga? In qualche posizione ben eseguita giusto il tempo di un click piuttosto che in un click dal sapore eterno, immobile e isolato dal mondo?

Lo Yoga in verità insegna ben oltre la ricerca della perfezione, dell’esibizione, e va ben oltre l’isolamento o il vuoto mentale fine a se stesso. Questa antica disciplina viene praticata per conseguire una reale presa di coscienza di ciò che siamo.

Molto spesso viene criticato come “sport” poiché visto come un’attività individuale che non favorisce lo spirito di gruppo ma solo la costruzione di un bel palcoscenico di se stessi. Tuttavia quel che incide notevolmente sulla qualità della pratica stessa è proprio l’atteggiamento mentale con il quale ci si avvicina.

Senza dubbio è un’attività effettivamente individuale: del resto, può un individuo che sta male con se stesso, stare bene nel mondo?
Lo Yoga si concentra per questo motivo proprio nella necessaria trasformazione interiore, lenta, graduale e costante di ciascuno come essere individuale. Solo così poi ciascuna persona potrà e saprà agire e reagire in modo sereno e consapevole nella vita di tutti i giorni: è questo il punto di partenza per una vera collettività risolta, felice di stare insieme, collaborare, avendo a cuore il bene di sé nell’ottica del bene collettivo, planetario.

Non a caso uno dei fondamenti durante la lezione di yoga è abbandonare completamente il senso della competizione e del confronto. Molto spesso sono proprio questi elementi a portare lo stress a livelli massimi (con conseguente malattia per il corpo fisico!) sfociando poi in liti, conflitti e guerre.

È necessario che ciascuno di noi impari a guardare a se stesso, ma sopratutto a riconoscere le proprie difficoltà, farne virtù, cioè accettarle, comprenderle e da lì modificarle, trasformarle, senza in questo doversi paragonare a terzi, sentirsi superiore o inferiore. Sappiamo infatti che a ogni tensione, contrattura del corpo fisico, corrisponde una tensione, preoccupazione, paura, del corpo mentale ed emotivo.

Imparando a vedere questi aspetti di sé, a rilassarli e quindi lasciarli andare, lasciare che perdano la loro forza, li possiamo trasformare partendo dalla causa che li ha scatenati. Inoltre, conoscendo se stessi, non solo l’altro non appare più come una minaccia ma è probabile che ci si accorga della nostra posizione di attacco, sfida, sospetto della quale prima eravamo del tutto inconsapevoli. È chiaro che davanti a questo tipo di atteggiamento inconscio ma percettibile, l’altra persona non possa che adeguarsi e agire di conseguenza.

E questo è solo un esempio.

In conclusione, lo Yoga insegna a “dimenticare” in un certo senso l’altra persona nel momento in cui la percepiamo come pericolo al fine di farci rivolgere la sguardo in noi stessi affinché sia fatta chiarezza sulla causa che scatena quell’emozione e venga dunque risolta. Solo a questo punto torna l’aspetto di squadra, di gruppo, di collettività, di totalità a cui apparteniamo.





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