Mi sta guardando con gli occhi semichiusi. Aspetta una mia debolezza, qualcosa che indichi che mi sto sbagliando. Non vede l’ora di potermi cazziare, con il ditino alzato. Ma come, tu titolare esperto di ogni angolo del tuo beershop, cacciatore di birre di ogni isola e continente del mondo, esperto di fermentazione lecita e illecita, mi dai una birra in lattina?

Sì, e ti spiego anche perché reagisci così. Quando pensi alla lattina di birra, pensi alla Troppalkòl venduta al Discount di un finto birrificio del nord Europa, dove producono birra senza neppure utilizzare la materia prima. Sei rimasto scioccato dalla cattiveria di quel liquido e il tuo cervello ti chiede di non ripetere l’esperienza. Invece, ti spiego perché le lattine sono il miglior veicolo per conservare e trasportare la birra. Innanzitutto, sai qual’è il suo peggior nemico? La luce solare. Alcuni esperimenti hanno evidenziato come bastino “pochi secondi” di esposizione agli UVA per rovinare l’assetto aromatico. Pensate ad una IPA, che sostanzialmente è un esercizio aromatico. Ecco, la luce solare non passa attraverso l’alluminio. I vantaggi non finiscono qui. Le lattine sono più leggere e meno costose per i distributori, ancora di più da quando il prezzo dell’alluminio è crollato. La saldatura del coperchio è molto più sicura di un tappo a corona, con la conseguente assenza di scambio di ossigeno e di ossidazione. La prossima volta, non esitate. Provate una birra in lattina. Cheers!

Michele Privitera
Titolare de “Il Pretesto Beershop” di Bologna

 





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