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William Seward Burroughs II, più comunemente noto come William S. Burroughs, è stato uno scrittore e saggista statunitense appartenente al movimento della beat generation. La maggior parte dei lavori di Burroughs sono semi-autobiografici e ispirati alle sue esperienze di dipendente da oppiacei, una condizione che marcò gli ultimi cinquanta anni della sua vita. Membro di primo piano della beat generation, fu un autore di avanguardia che influenzò la cultura popolare e la letteratura. Nel 1984 fu eletto all’Accademia e Istituto Americano delle Arti e delle Lettere.

Pecora nera di una ricca famiglia, molto nota nel mondo per la produzione di calcolatrici meccaniche (fu il nonno di Burroughs a inventarne il primo esemplare), si laureò a Harvard. Dopo la laurea, i suoi genitori decisero di sostenerlo economicamente, nella speranza che prima o poi trasformasse quell’imponente carriera scolastica in un impegno lavorativo di prestigio. In realtà, il giovane Burroughs, liberatosi da regole e imposizioni, dedicò tutto il resto della sua esistenza alle più svariate sperimentazioni. Perso il sostegno familiare, William Burroughs lavorò prima come barista, poi come operaio, finché giunse a New York dove si improvvisò reporter e giornalista e finì con lo stringere rapporti con la criminalità.

Nel 1943 conobbe Allen Ginsberg, Neal Cassady e Jack Kerouac, i quali ammirandone la genialità, lo elessero quale padre spirituale della beat generation. Nonostante la sua omosessualità, si sposò due volte, la prima in Croazia con Ilse Kappler, una ragazza ebrea, al solo fine di farle ottenere il visto per gli Stati Uniti, la seconda volta con un’amica, Joan Vollmer, con la quale condivideva la passione per le droghe. Con Joan decise di allontanarsi da New York per fermarsi a Città del Messico dove scrisse il suo primo romanzo Junky. La parentesi messicana si concluse, però, in tragedia: nel tentativo di replicare l’impresa di Guglielmo Tell, armeggiando una pistola invece di arco e freccia, sparò e uccise la moglie; il figlio da lei avuto venne, così, affidato ai genitori dello stesso Burroughs, mentre lui s’imbarcò in un viaggio che lo condusse a percorrere in lungo e in largo l’America Latina, fino a raggiungere l’Africa e fermarsi a Tangeri, in Marocco.

A Tangeri fu raggiunto da Kerouac e Ginsberg, che lo ritrovarono sommerso di fogli e frammenti di carta, sui quali lo scrittore annotava pensieri sconnessi e deliranti. Kerouac lo convinse a riordinare questi scritti e venne alla luce Naked Lunch (Pasto nudo), pubblicato solo nel 1958, che lo rese una celebrità. Dopo un periodo a Tangeri, si spostò in Europa, a Parigi, dove iniziò la convivenza e la relazione con Brion Gysin, scrittore e pittore. La sua opera letteraria si concluse nel 1994 con My education: a book of dream, che precede di tre anni la sua morte, avvenuta alla veneranda età di 83 anni, smentendo così quanti avevano affermato da giovane che la sua vita “dissoluta” lo avrebbe condotto a una rapida fine.

Così Jack Kerouac parla dell’amico William Borroughs, nel suo capolavoro “On the road”: ci vorrebbe una notte intera per raccontare di Old Bull Lee; per adesso diciamo solo che faceva l’insegnante, e a buon diritto, si può dire, perché passava tutto il tempo a imparare; e le cose che imparava erano quelle che considerava e chiamava “i fatti della vita”; le imparava non solo per necessità, ma per scelta. Aveva trascinato quel suo corpo lungo e sottile in giro per tutti gli Stati Uniti, e in gran parte dell’Europa e del Nordafrica, ai suoi tempi, solo per vedere cosa succedeva; negli anni Trenta aveva sposato una contessa russa in esilio solo per strapparla ai nazisti. […] Faceva tutte queste cose solo per sperimentarle. Ora si dedicava allo studio della tossicodipendenza.

[…] Passava lunghe ore coi libri di Shakespeare in grembo; il “Bardo Immortale”, lo chiamava. A New Orleans aveva cominciato a passare lunghe ore in compagnia dei codici Maya, e anche quando parlava con gli amici teneva il libro aperto in grembo. Una volta avevo detto: “Cosa ci succederà quando moriremo?”, e lui aveva risposto: “Quando si muore si muore, ecco tutto”. […] Bull aveva un debole sentimentale per l’America dei vecchi tempi, specialmente degli anni Dieci, quando […] il Paese era selvaggio, rissoso e libero, libertà di ogni genere in abbondanza per tutti. La cosa che odiava di più era la burocrazia di Washington; subito dopo venivano i progressisti; poi i poliziotti. Passava il tempo a parlare e a insegnare agli altri. Jane sedeva ai suoi piedi; io anche; e anche Dean (Neal Cassady, ndr); e in passato anche Carlo Marx (Allen Ginsberg, ndr). Avevamo tutti imparato da lui.

 





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