Sarebbe la rivoluzione finale che libererebbe definitivamente la cannabis a livello federale, permettendo un pieno sviluppo anche economico del settore. In USA infatti, nonostante la legalizzazione ricreativa abbia già coinvolto 11 stati, e quella medica oltre 30, rimane l’illegalità a livello federale che sta creando non pochi problemi alla circolazione dei prodotti e soprattutto al settore del credito economico, impedendo il pieno sviluppo che invece potrebbe raggiungere.

La previsione era che la legalizzazione federale sarebbe arrivata nel 2021, ma sono sempre di più i segnali che fanno pensare ad un’anticipazione del voto, che potrebbe arrivare già durante il mese di settembre. Secondo la ABC infatti, “la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti voterà la legge a settembre, secondo un’e-mail inviata venerdì da James Clyburn”.

Come vi abbiamo già raccontato, il “Marijuana Opportunity Reinvestment and Expungement Act of 2019” – chiamato MORE Act – eliminerebbe ufficialmente la cannabis dalla lista delle sostanze controllate a livello federale. Inoltre azzererebbe le condanne e gli arresti federali per cannabis e approverebbe l’assegnazione di risorse per le comunità colpite dalla guerra alla droga, secondo il testo del disegno di legge.

“Una votazione a tavolino sul disegno di legge sarebbe il più grande risultato della riforma federale della cannabis in oltre 80 anni”, ha detto venerdì l’Alleanza Globale per il Commercio della Cannabis in una dichiarazione.
Il Comitato giudiziario della Camera ha approvato il progetto di legge, introdotto dal repubblicano Jerrold Nadler, D-N.Y., e co-sponsorizzato da più di 50 legislatori, con un voto di 24-10 a novembre 2019. E da più parti è stato sottolineato come il sostegno alla legge sia bipartisan e quindi abbia molte possibilità di venire approvato.

Se la legge passerà alla Camera, passerà al Senato, dove il suo sponsor principale è la senatrice Kamala Harris, la candidata democratica alla vicepresidenza degli Stati Uniti d’America. Il presidente Donald Trump si è invece apertamente opposto a modificare le leggi federali sulla cannabis. La partita è aperta, non resta che vedere come si concluderà.





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