L’annuncio è fresco: il nuovo disco di Murubutu si intitolerà Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”. Anticipato dal singolo “La notte di San Lorenzo”, accompagnato dal video diretto da Nicola Corradino, questo quinto capitolo nella carriera del rapper di Reggio Emilia uscirà il 1 febbraio, a due anni dall’ultimo eccellente “L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti”. Abbiamo scambiato qualche battuta con il professore sui retroscena del suo atteso ritorno discografico, che, tra il resto, conterrà i featuring con Caparezza, MezzoSangue, Claver Gold, Willie Peyote, Dutch Nazari, La Kattiveria Crew, DJ T-Robb, Dia e Daniela Galli. Ecco cosa ci ha raccontato.

Come sempre già dal titolo il disco appare ricco di riferimenti letterari da Cèline a Fitzgerald, Thomas, fino a John Keats.
Il riferimento principale è a Fitzgerald di “Tenera è la notte”, ma è solo un gioco di parole, perché con l’opera di Fitzgerald non c’entra molto. Poi, sì, l’album è pieno di riferimenti letterari, che rispetto alla notte sono davvero fitti.

Quali nello specifico?
Leggo molto, quindi lo spettro di riferimento è piuttosto ampio e ho fatto una buona ricerca sulle opere uscite di recente che hanno a che fare con la notte. Ho trovato delle cose molto interessanti di scrittori contemporanei, l’ultima è Mercedes Lauenstein, una ragazza tedesca piuttosto giovane, che ha pubblicato da poco il suo esordio “di notte”. Questo per quanto riguarda i contemporanei, altrimenti io sono un amante di Rigoni Stern o anche di autori più classici, come Wordsworth e Dostoevskij, a cui mi sono ispirato tanto per questo disco.

È stato anticipato dal singolo “La notte di San Lorenzo”, che è molto melodico e morbido a livello musicale, sarà una caratteristica generale del nuovo album?
Come tutti provo un po’ a evolvermi, a fare cose nuove e il fatto di cantare per me è una novità. Ho provato a farlo con un’impostazione vocale che sentivo mia ed è uscito questo singolo, di cui sono contento, anche se è più melodico della mia produzione normale. Il nuovo album, però, ha tante influenze diverse, oltre a questo ci sono altri pezzi più classici con campionamenti di pianoforte tipici miei, però ci sono anche suoni più duri, come quello delle chitarre elettriche suonate dal vivo.

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È un’evoluzione che spiazzerà i tuoi ascoltatori?
Evolversi è sano a prescindere da tutto, però penso che il mio filo di continuità sia garantito dalla narrazione più che dal tappeto sonoro, che per quanto mi riguarda fa sempre da scenografia alle mie narrazioni.

A livello di strategie narrative come ti sei rinnovato?
Ci saranno più canzoni narrate in prima persona e poi ho cercato di utilizzare la notte in varie declinazioni, non solo come ambientazione, ma anche come metafora. Non è stato facile, perché la notte in realtà non è un luogo fisico, ma temporale, quindi mi sono mosso su un orizzonte un po’ diverso dal mio solito. Io mi ritengo un paesaggista del rap e in questo caso il paesaggio cambiava, ma senza cambiare.

Lo ascolteremo presto e ci troveremo anche il featuring con Claver Gold in “Le notti bianche”. È vero che volete fare un disco insieme?
Sì, abbiamo un’amicizia che va oltre la musica. Inoltre Claver è un calligrafo e sta elaborando il mio nuovo logo.

Presto uscirà anche “Dead Poets 2” di DJ Fatcut, dove compari con Wiser e Hyst ne “L’Effetto Farfalla”. Il titolo fa pensare all’omonima Society del film L’attimo fuggente, il che a suo volta fa pensare che tu nella vita sei professore di storia e filosofia. Che docente sei?
Piuttosto tradizionale, nel senso che imposto le lezioni in modo tradizionale, poi lascio spazio al dibattito, perché mi piace parlare anche di contemporaneità. Però non sono un docente che usa la musica in classe, soprattutto la mia.

La tua vicinanza con la nuova generazione in qualche modo influenza il tuo modo di fare musica?
Quello che mi influenza di più è il contatto con la didattica e con lo studio, per cui ricevo molti stimoli culturali, che poi riverso nella mia musica. Il fatto di interfacciarmi costantemente con dei giovani sicuramente mi mantiene aggiornato su quella che è la loro sensibilità.

Come li vedi?
Nonostante tutto, anche dell’impatto massiccio delle nuove tecnologie, sono ottimista perché vedo molti ragazzi che fanno ricerca, che si impegnano, che si informano.

E della società di oggi cosa ti spaventa di più?
Il nuovo concetto di verità, la rielaborazione del concetto di post-verità. Penso che sia la cosa più agghiacciante che stiamo vivendo in questo momento, cioè la mancanza completa di un punto di riferimento nell’analisi della realtà.

Anche per questo hai scelto di esprimerti attraverso una forma popolare come il rap?
Sì, perché penso che nonostante ci sia un relativismo, che è anche comprensibile nella misura in cui ognuno ha il proprio punto di vista, penso che i punti fermi possano nascere dall’empatia nei confronti delle altre persone e cosa più di una narrazione, di uno storytelling può aiutare a immedesimarsi negli altri e a trovare dei punti comuni da cui ripartire?

Cosa ti auguri per il nuovo disco?
Che le persone continuino a cogliere l’intensità che metto nei testi, quindi colgano il messaggio umano e soprattutto la volontà di riempirlo di stimoli culturali e di emozioni, che è la cosa che mi fa più piacere. Quando mi dicono che riesco a farli viaggiare ad occhi chiusi e a portarli altrove, per me è una grande soddisfazione.





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