Qual è la prima cosa che ci viene in mente quando sentiamo la parola “finanza”? La maggior parte di noi pensa subito a qualcosa di ingiusto e distruttivo, che dilapida patrimoni, causa disuguaglianza e disoccupazione, minaccia la tenuta degli Stati nazionali, diffonde insicurezza e paura del futuro. D’altronde l’ininterrotta serie di scandali, truffe e crimini di varia natura che la vedono protagonista non fa che darci ragione, portandoci però a conclusioni in parte errate.

Nel corso della storia la finanza non ha portato solo a bolle di mercato, crisi devastanti e crolli improvvisi, debiti insostenibili, sfruttamento e imperialismo, ma è stato il principale fattore di sviluppo della civiltà. Il ruolo dell’investimento è stato decisivo nell’invenzione della scrittura e nei primi fenomeni di urbanizzazione dell’antica Mesopotamia; nella nascita ed espansione della civiltà greco-romana; nell’ascesa e caduta delle dinastie imperiali cinesi; nelle spedizioni commerciali che hanno portato gli europei alla scoperta del Nuovo Mondo; nella Rivoluzione industriale e in molti altri momenti chiave della storia universale.

La finanza infatti non è altro che una tecnologia e come qualunque altro strumento non è né buono né cattivo in sé, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

L’altra convinzione errata è che la finanza non ci riguardi. Vestita di un immaginario di soldi facili, lusso sfrenato e top manager, risulta infinitamente distante dalla quotidianità della maggior parte di noi. In realtà abbiamo quasi tutti a che fare con il sistema finanziario. Chiunque abbia un conto corrente in banca lo sta alimentando, così come chi aderisce a un fondo pensione, o semplicemente paga l’assicurazione per l’automobile. Analogamente, chi ha un mutuo da pagare o ha chiesto un prestito per la propria attività imprenditoriale si è rivolto al sistema finanziario.

Quando depositiamo in banca i nostri soldi o li affidiamo a un gestore finanziario, questi vengono immediatamente impiegati per comprare, commerciare o finanziare qualcosa. I nostri risparmi, incanalati tramite conti correnti, fondi pensione e di investimento, possono avere un enorme impatto, tanto in positivo quanto in negativo. Possono essere impiegati per l’economia locale o finire in qualche paradiso fiscale, sostenere la cooperazione sociale e l’agricoltura biologica o il commercio di armi, e via discorrendo.

Quanti di noi domandano alla banca l’uso che ne viene fatto? Perché, una volta giunti nel sistema finanziario, ci comportiamo come se non fossero più soldi nostri?

Nella vita quotidiana prendiamo decisioni, in particolare riguardo acquisti, consumi, stili di vita, in base a determinati valori e convinzioni. Però, nello stesso momento e senza saperlo, con i nostri soldi possiamo sostenere attività che sono in completa antitesi con questi stessi valori. Magari giriamo in bici, rinunciamo all’auto e abbiamo anche investito per una maggiore efficienza energetica della nostra abitazione. Però i nostri risparmi, affidati a un gestore finanziario, finiscono in società petrolifere e ci danno un rendimento che dipende da quante tonnellate di petrolio verranno bruciate nei prossimi anni. Ci siamo attivati in una campagna contro la trivellazione delle nostre coste alla ricerca di idrocarburi o contro l’alta velocità, ma stiamo finanziando l’impresa che condurrà queste stesse trivellazioni o costruirà la linea ferroviaria. Gli esempi potrebbero essere molti altri.

Per interrompere il gioco, e per far sì che al contrario possiamo contribuire a finanziare attività utili e con ricadute positive, il primo passo è capire il funzionamento del sistema finanziario. Per questo dobbiamo informarci. E’ vero che la finanza e l’economia in generale non sono quasi mai spiegate in modo semplice. Spesso relegate dai media in spazi specialistici e trattate con linguaggi fin troppo tecnici, scoraggiano anche coloro mossi dalle migliori intenzioni. Per fortuna però esistono libri, testate online e professionisti impegnati a rimediare alla scarsissima alfabetizzazione in materia.

Tanto più in un momento cruciale come questo per il destino dell’umanità su questo pianeta, abbiamo non solo il diritto ma per molti versi il dovere di domandarci come vengono impiegati i nostri soldi. Dobbiamo smetterla di essere, oltre che vittime, complici inconsapevoli di questo sistema. Dobbiamo smettere di alimentare una “redistribuzione al contrario” della ricchezza in cui i nostri risparmi, moltiplicati per milioni di clienti, risparmiatori e piccoli investitori, vanno ad alimentare un gioco in cui vincono i soliti pochissimi noti, sulla nostra pelle. Possiamo invece essere promotori di una finanza diversa, al servizio dell’uomo e dell’ambiente.





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