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E’ da poco stata pubblicata su Millionaire un’inchiesta su come vivere e fare impresa in Islanda, la seconda nazione più felice al mondo secondo il ‘World Happiness Report’.

Dopo il crack finanziario del 2008, l’Islanda ha investito sulla tecnologia e sull’energia pulita, riuscendo a superare la crisi in breve tempo. Il turismo è in forte crescita, la burocrazia è snella, non c’è corruzione, la tassazione è al 18% e il tasso di disoccupazione è molto basso.

Per la registrazione di un’impresa si spendono 900 euro, più altri 3500 per la documentazione necessaria.

Paolo Gianfrancesco, un architetto molisano di 39 anni che si è trasferito e lavora in Islanda da circa dieci anni, ha descritto alla rivista alcuni aspetti della vita in questo paese.

Opportunità lavorative
«Impieghi come cameriere e barista sono facili da trovare, purché si abbia un buon livello di inglese. C’è molta richiesta nel settore medico. Buone le opportunità per gli ingegneri per la presenza delle tante multinazionali e per i tecnici specializzati nelle costruzioni. Il turismo poi è in pieno boom».

Qualità della vita
«L’ambiente è sereno: qui ci sono meno ansia, stress, conflitti sociali. La burocrazia è snella, la vita è sicura, le auto possono essere anche lasciate aperte».

Svantaggi
«A metà maggio ancora nevica. Il costo della vita è altissimo, solo Svizzera e Norvegia sono più care a livello mondiale. Il senso di isolamento dal resto del mondo è palpabile».





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