Il primo fattore che determina rispetto, anche da parte degli avversari, è quello del credere in ciò che si fa. Il secondo, è la testardaggine nel farlo. Marco Cappato li possiede entrambi e da anni conduce battaglie che hanno scritto la storia. Con i Radicali prima e con l’associazione Luca Coscioni poi, è promotore di una disobbedienza civile dietro l’altra. Che sia per la cannabis, per l’eutanasia o per la ricerca scientifica, Cappato è sempre lì, in prima fila. «Pannella si paragonava ai muli del suo Abruzzo. Per Bonino, dare del “cocciuto” è uno dei più grandi complimenti di possano fare». Ecco allora l’intervista a uno dei più cocciuti in Italia.

con Mina Welby

Marco, c’è una battaglia tra le tante a cui ti senti più legato e perché?
La legalizzazione delle droghe – non solo quelle leggere – è stata la prima questione politica a interessarmi. Ricordo che presi la parola a una assemblea d’istituto al liceo Zucchi di Monza dedicata alla lotta contro la droga. Credo fossimo nel 1988. Non ero mai intervenuto in pubblico in vita mia. Al momento delle domande, feci un intervento concitato e un po’ esagerato su come la legalizzazione avrebbe risolto tutti i problemi. Scoppiò un casino, alcuni si arrabbiarono di brutto, non era un’idea popolare. Io l’avevo letta sui libricini del Coordinamento radicale antiproibizionista. La legalizzazione della cannabis è stata anche la battaglia per la quale sono stato arrestato, vicino a Manchester, per una disobbedienza civile sulla cannabis terapeutica a sostegno di un gruppo di malati che praticavano la coltivazione a uso personale medico.
Negli ultimi anni, è stata la disobbedienza civile per la legalizzazione dell’eutanasia ad avere cambiato più nel profondo la mia vita, perché mi ha fatto riflettere e vivere in modo diverso il rapporto con il morire e con la libertà. Per me esiste un filo conduttore tra questi fronti, ed è quello dell’autodeterminazione individuale.

Al momento è in corso #iocoltivo, la più importante campagna di disobbedienza civile mai fatta in Italia. Qual è secondo te il clic necessario per sbloccare la situazione della cannabis qui da noi?
Vedo due possibilità: o veniamo aiutati dal quadro internazionale, con l’estensione della legalizzazione in altri Stati degli USA e in qualche importante Stato europeo, oppure sarà la magistratura a dare una spinta. Una disobbedienza civile di massa potrebbe essere determinante. #iocoltivo ci porta in quella direzione, anche se la situazione giurisprudenziale è così confusa che è difficile prevedere le conseguenze. Il Parlamento si muoverà solo quando riusciremo a trascinarcelo, perché i capi dei partiti, anche quelli teoricamente d’accordo, hanno paura di aprire la discussione. Ormai sono anni che è depositata la legge di iniziativa popolare sulla quale abbiamo raccolto firme come Associazione Luca Coscioni e Radicali italiani. La Costituzione dice “il popolo esercita l’iniziativa delle leggi”. Per ora, sulla cannabis, l’iniziativa è bloccata dai partiti che siedono in Parlamento.

con Pannella

Che cos’è per te la disobbedienza civile?
Violare la legge per cambiarla, dunque violare la legge assumendosene pubblicamente la responsabilità.

Ti sei mai sentito solo o scoraggiato durante le trafile nei tribunali o facendo i conti con l’opinione pubblica?
L’opinione pubblica è molto più avanti del ceto politico, da tanto tempo. Ed è proprio questo che impedisce di sentirsi soli o di scoraggiarsi. Ormai anche sulla cannabis sono troppe le persone ad aver capito che il proibizionismo ha fallito per potersi sentire soli. Semmai, manca in tanti la consapevolezza della nostra forza. Per questo sono necessarie iniziative come #iocoltivo e altre, che connettano persone e gruppi diversi.

A scorrere il sunto della tua vita su Wikipedia ne vieni fuori come un precursore: il tuo sguardo è sempre avanti, porti avanti battaglie sociali per cui la società non sa ancora di essere pronta. Ad esempio, gli effetti del riscaldamento globale sono sotto gli occhi di tutti, eppure c’è bisogno di promuovere un’azione come Stop Global Warming per disincentivare l’utilizzo di combustibili fossili. Come si spiega?
È la democrazia a non funzionare come dovrebbe. In democrazia l’interesse generale dovrebbe alla fine prevalere. Se sappiamo che i cambiamenti climatici avranno effetti sempre più devastanti sulla vita, sulla salute e sull’ambiente, fermare le emissioni di CO2 è un obiettivo che dovrebbe prevalere sulla difesa di sistemi produttivi fondati sui combustibili fossili. Invece accade che interessi minoritari ma bene organizzati riescano a resistere al cambiamento. Per questo stiamo cercando di raccogliere un milione di firme su www.stopglobalwarming.eu per imporre all’Europa una scelta sulla conversione ecologica del fisco.
Lo stesso problema colpisce le libertà individuali: sull’eutanasia e sulla cannabis la gente è d’accordo, ma chi si oppone è meglio inserito nelle dinamiche di potere. Inoltre – ed è la cosa peggiore – ci sono in giro tanti “favorevoli” a parole, che poi nei fatti non sono disposti a muovere un dito per cambiare le cose davvero. Loro sono il vero nemico da battere.

con Walter De Benedetto

Ti andrebbe di condividere con noi un ricordo privato di Marco Pannella?
Quando lo conobbi avevo 21 anni. Gli raccontai un po’ della mia vita, feci il nome di un paio dei miei migliori amici. Lo rividi mesi dopo, mi chiese notizie dei miei amici, di come stavano. Si ricordava i nomi e quello che gli avevo raccontato. Marco era fatto così: era più interessato e attento a quello che gli diceva l’ultimo arrivato che non a intrattenere frequentazioni importanti.

Così come una realtà come l’Associazione Luca Coscioni in Italia è una mosca bianca, si può dire che nel nostro paese il lavoro del Partito Radicale è stato unico. Secondo te è scorretto dire che sono stati sempre capiti poco? In tanti li rinnegarono dopo l’appoggio al governo Berlusconi, ad esempio.
Nonostante alcune singole vicende siano state poco capite, o abbiano creato scandalo, col tempo si è creato un rapporto profondo con la società italiana. Quasi nessuno poteva dire di essere stato indifferente alle battaglie radicali, o di non averne sposata almeno una. A volte lo scandalo del momento – sul divorzio, sull’aborto, sulla droga, sull’emergenzialismo dell’unità nazionale negli anni ’70, sull’eutanasia, sul carcere e la giustizia – ha però poi portato le persone a riflettere, a maturare un’opinione diversa. Anche se a volte il prezzo nell’immediato è stato alto, venendo dipinti come amici dei trafficanti, dei terroristi, dei mafiosi proprio mentre ci si batteva per la vita del diritto a garanzia di tutti. Ad esempio, con Berlusconi molti pensano sia stato un accordo losco e inconfessabile, mentre tutto si svolse alla luce del sole, con Pannella che incalzava Berlusconi proponendogli di darsi da fare per liberare l’Italia dalle corporazioni giustizialiste e stataliste, e diventando poi il suo vero avversario quando Berlusconi abbandonò, quasi subito, la promessa di una rivoluzione liberale. Quelli che si scandalizzarono allora non si rendevano nemmeno conto che in realtà erano proprio i leader della sinistra a fare ogni sorta di accordo sottobanco con Berlusconi sulla cogestione del potere, politico e mediatico.





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