Non so voi, quel che vedo io è a tutti gli effetti una guerra senza quartiere alla democrazia. Intendiamoci subito: non che mi piaccia poi così tanto, la democrazia. Di problemi ne evidenzia un numero enorme senza dubbio. Ma c’è di peggio, e quel che sto osservando vira decisamente al peggio, proprio sotto il nostro naso. Ecco come sta avvenendo:

_Sviluppo e applicazione di strategie di controllo del pensiero di massa.
Network globali della notizia, che danno direttive di scuderia a tutte le loro “filiali”, ovvero le agenzia di stampa; struttura di soppressione della notizia scomoda “a caduta”: dal finanziatore al direttore, dal direttore al giornalista; passaggio culturale del concetto di giornalismo dal cercare la notizia che nessun altro dà al controllare se la notizia la danno anche tutti gli altri; rilanciare ossessivamente il metamessaggio: “conformismo mentale come regola esistenziale”; sottolineare il piacere dell’obbedienza allo schema percettivo: spettacoli, distrazioni, gossip come premio ludico per l’osservanza dell’ortodossia.

_Ampliamento del divario tra ricchi e poveri.
Politiche monetarie e fiscali che aumentino il divario, si pensi solo ai prestiti bancari disponibili in misura crescente a chi è già ricco, nella misura in cui lo è. Il criterio vale per individui come per le imprese. Riduzione del numero dei soggetti “ricchi”: programmatica scomparsa delle classi medie, aumento esponenziale dell’area di povertà, che si ottiene con il metodo del debito crescente. Da un lato si rendono culturalmente e professionalmente necessari beni di consumo sempre più sofisticati e costosi – cellulari, autovetture, tv al plasma, elettrodomestici – forzando le masse a comperare tutto a credito, forzandoli a vivere sopra il livello consentito dagli introiti reali. Poi con le “crisi congiunturali” si spazza il pavimento, tagliando i redditi e usando la spesa “a debito” per gettare nella povertà assoluta intere classi medie. Come risultato, si ottiene una progressiva e sempre più marcata restrizione globale dell’area di ricchezza.

_Sistematico depotenziamento dei sistemi parlamentari elettivi.
Guardate la progressione: il primo attacco è stato la corruzione diretta. Si è poi sviluppato nel controllo tramite finanziamenti delle campagne elettorali, accompagnati dall’inserimento di propri uomini di riferimento nelle squadre di governo. Il passaggio successivo è stato l’accreditamento come riferimenti politici preminenti di enti sovranazionali, leggasi agenzie di rating, Fondo Monetario, Banca Mondiale e succursali, la cui preminenza sulla politica è stata data “per scontata”. Infine, siamo all’attacco diretto ai parlamenti: si parla apertamente di meccanismi di restrizione del voto, viene promossa ovunque la squalificazione della politica, si offrono come appetibili modelli  di obbedienza “alle élite degli esperti”, le cui decisioni i popoli non devono nemmeno azzardarsi a valutare, perché “incompetenti”. La tecnocrazia diventa una nuova forma di teocrazia.

Un elemento che stona in tutto questo? Internet. La rete. I blog, i social. Dove gli “incompetenti” e i non allineati ancora possono esprimere ragionamenti, analisi, interpretazioni “eretiche”; condividere modelli di pensieri diversi dalla scuderia, letture diverse degli eventi e dei loro protagonisti; diffondere quelle notizie e quelle riflessioni ormai selettivamente cancellate dai media mainstream. E ci stanno tentando anche in rete, ovviamente, a mettere il guinzaglio, a stringere il bavaglio.

Avete messo a fuoco la visione di insieme?
Restringere a una élite a livello globale il controllo politico, alimentare, culturale e farmaceutico dell’intera umanità. Ridurre le masse di popolazione a un esercito di “schiavi felici” incatenati tramite il sistema monetario, con l’illusione di essere “informati e consapevoli” tramite programmi di studio, scolastici e divulgativi, che non insegnano MAI a decidere, SOLO a ubbidire alle decisioni degli “esperti”. Controllo assoluto dei processi di formazione e selezione degli “esperti” in questione. Il tutto accompagnato e supportato dal controllo dei media e sistemi di diffusione dell’informazione.
Diciamolo con chiarezza: quel che si delinea non è affatto NeoLiberismo, è NeoFeudalesimo.





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