Viaggi e avventure

Viaggio in Sri Lanka. Annuradhapura, Polonnaruwa e Dambulla: il triangolo storico-culturale

Kelaniya_Raja_Maha_Vihar

Le giovani fanciulle vestite con eleganti sari che ci ricevono stemperano l’impatto con la struttura decadente dell’aeroporto di Colombo. Fuori ci attende Sena, il nostro autista. Tiene in mano un cartone, i nostri nomi scritti con una biro, ma presto si rivelerà una persona seria e competente. Padre di famiglia, cinquantenne, sembra uscito da un vecchio film inglese in cui gli autisti si distinguono per l’impeccabile educazione! La strada è trafficata di autobus, tuk tuk e biciclette. La costeggiano, da ambo i lati, innumerevoli bancarelle. Lo Sri Lanka, spesso considerato un’estensione dell’assai più grande continente indiano, è invece un paese assai differente e possiede caratteristiche uniche. Non per niente Marco Polo definì quest’isola “la più bella del mondo”. Sembra una capitale come tante altre, ma in realtà l’aria che si respira è quella di una città assediata. Ad ogni crocevia si vedono militari dietro a ripari fatti di sacchi di sabbia tanto che il “Fort”, pittoresco quartiere centrale, è un bunker inespugnabile. La pace dichiarata tra la minoranza Tamil e il governo sembra essere solo una firma sulle carte e quest’ultimo continua a mantenere operative tutte le precauzioni necessarie a prevenire attacchi terroristici.

L’indomani iniziamo il tour delle antiche capitali singalesi, Annuradhapura, Polonnaruwa e Dambulla, il cosiddetto triangolo storico-culturale. Subito fuori Colombo incontriamo la religione buddhista visitando il Kelaniya Raja Maha Vihara che sorge nel luogo in cui il Buddha si fermò a divulgare le sacre scritture. Siamo gli unici infedeli qui tanto che ci sembra di profanare l’intimità delle preghiere dei credenti. Cerchiamo d’essere discreti per non disturbare, ma la sola nostra presenza è sufficiente a distrarre più di un fedele. Per i successivi tre giorni percorreremo strade che assomigliano alle nostre di campagna, con la differenza che qui, in Sri Lanka, sono quelle principali. Ad ogni villaggio vi sono mercati formati da non più di una decina di bancarelle assiepate ai margini della via. Vendono tutte gli stessi, identici, prodotti: tra i quali non ben identificati frutti esotici che non riusciamo a riconoscere. Compiamo una lunga deviazione per ammirare il magnifico Buddha di Aukana che alto 12 metri, finemente scolpito nella roccia, pare vigilare le processioni di fedeli e turisti. Vale la pena arrivarci anche se è pericoloso viaggiare di notte lungo questa strada secondaria perché il buio è pesto e non c’è alcuna luce all’orizzonte tanto che sembra d’esser piombati indietro nella storia, prima dell’invenzione della lampada. E’ ormai notte quando giungiamo ad Anuradhapura, nel buio della sera la città sembra desolata ma l’impressione svanisce al mattino, quando sotto un sole sfolgorante l’agglomerato urbano è fin troppo animato.

Sri_lanka_aukana_buddha_statue

Ci dirigiamo subito a Mihintale, su suggerimento di Sena, per salire i 1.840 scalini che portano al dagoba Ambasthale, considerato sacro perché qui nacque il buddhismo in Sri Lanka. L’ascesa è considerata la “via crucis” del buddhisti. Ritornati ad Anuradhapura ci spostiamo con il nostro minibus su un selciato sconnesso che lungo le rovine della città unisce i templi tra loro. Sarà quasi un calvario andare a piedi nudi sul terreno formato da aguzze pietrine che circonda il sacro albero Bo (Sri Maha Bodhi), il ficus millenario che rappresenta il centro fisico spirituale dell’antica capitale e metà venerata dai buddhisti. Giungiamo a Polonnaruwa, una vasta area sulla quale sono sparpagliati decine di templi, a metà pomeriggio. Il caldo umido è insopportabile per cui preferiamo visitarla rimanendo nell’aria condizionata del minibus, mai come in questa circostanza privilegiato punto d’osservazione. Il giorno seguente ci vede impegnati nella scalata al monolito di Sigiyria, alto 200 metri con ripide pareti a strapiombo accessibile solo grazie ad una serie di scalini scavati artificialmente nella roccia. Sulla sommità resta ben poco dell’antica cittadella ma si può godere uno spettacolare panorama sulla sottostante pianura. Alle cinque grotte rupestri s’arriva dopo aver salito l’ennesima scalinata che, pur essendo meno impegnativa delle precedenti, patiamo maggiormente a causa dell’insopportabile calura umida. Qui ci lasciamo alle spalle il triangolo storico e diamo il via all’altra parte del viaggio, essenzialmente paesaggistica.

Polonnaruwa-1

a cura di Adriano Socchi

 





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