Mai come dopo questo anno e mezzo abbiamo maturato dentro di noi la voglia, forse anche la necessità, di prepararci per un viaggio, di ritrovare l’abitudine al movimento. Abbiamo quasi disimparato come si prepara uno zaino per restare “fuori casa” anche un solo weekend e ricominciare a fare qualcosa che prima era vietato, ammettetelo, ci eccita quasi come se quel divieto vigesse ancora. Nei prossimi mesi, per raggiungere le nostre destinazioni, seguiremo l’egida del mantra “viaggiare in sicurezza” e una volta arrivati a destinazione penseremo, almeno per qualche secondo, a quanto il mondo sia grande, a quanto ci sia mancato sentirci parte di esso.  

Forse non l’avete notato, ma il mood con cui affronteremo la nostra estate 2021 è lo stesso che utilizzano da sempre gli Psiconauti, cioè “i naviganti dell’anima” (psyché: anima/spirito – nàutes: marinaio/navigatore), per prepararsi al “trip” sotto l’effetto di sostanze psicoattive. Il paragone non è poi così azzardato se si considera l’enorme letteratura che, grazie a chi ha esplorato la terra e a chi ha sondato l’inconscio, abbiamo raccolto in questi secoli. Persino l’omonimia della parola “viaggio”, che in quasi tutte le lingue è utilizzata per descrivere sia quello della mente che quello del corpo, ci spinge a credere che anche l’approccio all’alterazione di coscienza, purché volontario e consapevole, possa essere visto come una partenza. Certo, la destinazione è molto più atipica e ignota del solito, ma se ci seguirete nella provocazione proveremo a tracciare una serie di comportamenti che, se praticati, riducono i rischi e i danni derivanti dall’assunzione di “droghe” e non sono poi così diversi da quelle azioni che vi portano al mare, in montagna o in città. 

Proprio dalla destinazione vogliamo iniziare, perché è la prima cosa che si decide ed è quella che delineerà l’esperienza. Se l’obiettivo è nuotare in acque cristalline e abbronzarvi stesi sulla sabbia non sceglierete certamente come meta, seppur suggestiva, un ghiacciaio sulle Alpi. Per fare questa scelta vi affiderete a una regola inconscia, il principio del piacere come principio regolatore delle azioni, la stessa che, secondo i teorici del “consumo controllato”, getta le basi per evitare un pericoloso automatismo non mediato dall’analisi dei desideri. Se la decisione è quella, libera e volontaria, di assumere psicoattivi ricordatevi quindi che la prima cosa da fare è valutarne l’effetto (e non la disponibilità del mercato nero) con la stessa cura con cui passate in rassegna le Lonely Planet.

Sull’elemento drugs, che si accompagna al set e al setting nella teoria del triangolo di Zinberg, pietra miliare della letteratura scientifica sull’uso di sostanze, c’è un altro aspetto che merita attenzione. Le “droghe” non indirizzano solo la vostra destinazione, ma sono per lo più il mezzo di trasporto così come lo sono gli aerei, i treni o l’automobile. Purtroppo però, il mercato illegale non permette di tracciare la filiera di produzione della flotta di veicoli che avranno il compito di trasportarci altrove, pertanto saliremo su un veicolo che non è mai esente da rischi o incidenti. Non ci possiamo affidare a tour operator garantiti, certo, ma in questi anni diverse associazioni, unità di strada e servizi di drop in forniscono un servizio, gratuito e anonimo, di test delle sostanze (cosiddetto drug checking) che permette di “collaudare” il mezzo di locomozione che decidiamo di utilizzare.

Siamo ora al momento in cui bisogna preparare la valigia, tenendo ben presente che, in un certo senso, quando abbiamo a che fare con le sostanze, il bagaglio siamo proprio noi. Non serviranno elenchi puntati di oggetti e vestiti da portare con sé, ma serve, più che altro, passare in rassegna le proprie caratteristiche fisiche e psichiche: il peso corporeo, il sesso, gli ultimi avvenimenti della nostra vita, felici o tristi che siano, e soprattutto il proprio stato psicofisico sono gli elementi che, se li conosciamo e li analizziamo, ci aiuteranno a capire se l’esperienza fa al caso nostro. Così come nessuno partirebbe per il Cammino di Santiago con una gamba rotta, è bene evitare di imbarcarsi in un trip se non siamo al massimo delle nostre forze: possiamo sempre partire in un momento più favorevole. 

Esiste un ulteriore elemento da considerare prima di iniziare il viaggio: il contesto. Cambia di molto se decidiamo di muoverci soli o in compagnia, verso luoghi mai visti o, al contrario, posti che conosciamo come le nostre tasche. Non basterà andare sul sito della Farnesina per verificare se la nostra meta metterà a rischio la nostra incolumità, ma le strategie per evitare situazioni spiacevoli sono ugualmente precise. È sempre più sicuro accompagnarsi a degli amici fidati, evitare luoghi ripidi, accidentati o pericolosi o sceglierne di troppo affollati. In ogni caso è sempre bene avere con sé una buona dose di acqua per restare idratati perché, indipendentemente dal clima, le immagini nuove che avremo davanti agli occhi ci distrarranno dalle abitudini, anche quelle che reputiamo più “normali”. 

L’ultimo consiglio che ci permettiamo di darvi è evitare di “tornare” troppo a ridosso di impegni lavorativi o di vita. Viaggiare, per certi versi, stanca e serve sempre almeno un giorno di recupero prima di tornare alla normalità e ricominciare ad affrontare la nostra routine. Solo così si può riposare e concedersi un momento per pensare a quel proverbio cinese secondo cui “chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita”. 

Non ci resta che augurarvi a good trip!

a cura di Barbara Bonvicini e Giorgio Frega
Barbara Bonvicini e Riccardo Giorgio Frega sono due autori, divulgatori e attivisti. Collaborano con la campagna antiproibizionista Meglio Legale e sono le voci di STUPEFATTI, il podcast che racconta le sostanze stupefacenti con un approccio laico e scientifico, in uscita ogni venerdì alle 4:20 del pomeriggio su tutte le piattaforme podcast disponibili





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