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Donald è morto lunedì 6 giugno, nel corso di un fermo di polizia a Conegliano Veneto. «Il nostro fratello Donald Fombu Mboyo è morto in circostanze non chiare», scrivono i suoi compagni immigrati in questo lembo di pianura padana.

Ecco una lettera scritta da parte di alcuni antirazzisti impegnati sul territorio e alcuni attivisti di Acad, l’associazione contro gli abusi in divisa: «Non ci è stato possibile restare indifferenti dopo i fatti accaduti a Conegliano. Abbiamo deciso di andare ad incontrare alcuni rappresentanti della comunità Camerunense, un mediatore culturale e gli amici di Donald Fombu Mboyo.
In un’atmosfera surreale, in una miscela di rabbia e di profonda tristezza, gli amici ci hanno raccontato chi era Donald, un ragazzo ben voluto da tutti, sempre pronto ad aiutare gli altri, sorridente, in salute e pieno di vita. Al dolore per la sua morte si è aggiunta la rabbia di vederne infangata la memoria sui media dove è stato descritto come un criminale, un alcolista, un drogato; smentite subito alcune false dichiarazioni come quella che era uscito dal bar in stato confusionale urlando, il circolo apre infatti solo la sera, tra le 18.00 e le 18.30 mentre il fermo di polizia è stato effettuato nel primissimo pomeriggio, alle ore 14.30 circa.
La versione che ci è stata raccontata è che Donald sia stato fermato da una pattuglia della Polizia, non si conosce con quale motivazione perché stava semplicemente camminando lungo la strada poco distante da dove viveva, non era in possesso di armi e addosso non gli sono state rinvenute sostanze stupefacenti, non aveva come scritto su certi giornali nessuna bottiglia di whisky in mano e non stava infrangendo la legge. La sua contrarietà al fermo si è trasformata in resistenza all’arresto e poi in una colluttazione: testimoni affermano che gli agenti di pubblica sicurezza lo hanno ammanettato e immobilizzato, nello specifico che uno degli agenti gli è montato sopra il torace per diversi minuti mentre l’altro cercava una corda per legargli i piedi. Quando Donald ha iniziato a sentirsi male, malgrado le sue condizioni siano apparse da subito gravi non è stato liberato dalle manette, di lì a poco, malgrado dei tentativi di rianimazione è spirato; le cause della morte sono ancora al vaglio dei medici legali».

Il 17 giugno oltre 60 persone si sono riunite nello stesso luogo dove Donald ha perso la vita per chiedere che sulla vicenda venga fatta giustizia.

a cura di ACAD Team





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