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Veneto: il centro-destra chiede il licenziamento di un’insegnante solo perché fuma cannabis

Veneto: il centro-destra chiede il licenziamento di un'insegnante solo perché fuma cannabis
L’assessore all’istruzione del Venedo, Elena Donazzan

Venerdì 26 ottobre un’unità dei carabinieri con cane antidroga entra in una scuola superiore di Portogruaro (Venezia). Uno dei tanti controlli antidroga che colpiscono le scuole di tutta Italia. Un po’ di fumo abbandonato nei bagni e nei corridoi dagli studenti più scaltri, due ragazzi trovati con qualche grammo di erba.

Insomma il solito, fino a quando il cane non si mette ad annusare e ad abbaiare contro una professoressa di 60 anni, gli agenti le chiedono se ha qualcosa da dichiarare e lei candidamente risponde che nella sua vita privata fa uso di cannabis e forse il cane ha sentito l’odore sui vestiti. I carabinieri l’accompagnano a casa per la perquisizione e qui trovano la bellezza di grammi 0,7 di hashish: due canne scarse.

Apriti cielo. Sulla notizia si fionda famelica l’assessore all’istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan. Eletta tra le fila di Forza Italia ma data dai giornali locali in procinto di passare alla Lega di Salvini. La Donazzan – già balzata qualche tempo fa alle cronache per aver proposto la messa al bando dalle scuole di decine di libri ritenuti “diseducativi” – ha chiesto il licenziamento dell’insegnante.

«Sono sconcertataha dichiarato colma di moralismo l’assessora – tutti si aspettano che l’insegnante ricopra il ruolo di educatore nei confronti degli studenti che gli vengono affidati. Evidentemente questa professoressa ha fallito miseramente in questo compito. Auspico che la scuola intervenga con sanzioni proporzionate all’innegabile gravità dei fatti riscontrati dai militari. In particolare per l’insegnante, che ha tradito la fiducia e disonorato il ruolo che le erano affidati, spero possa scattare il licenziamento».

Insomma secondo la retorica della destra di governo avere l’abitudine di fumare uno spinello in casa propria e fuori dall’orario di lavoro equivale ad essere persone moralmente disprezzabili, antropologicamente inadatte ad essere buoni educatori. Parole che ovviamente non abbiamo mai sentito pronunciare nei confronti di professori scoperti a bere alcolici, evidentemente resi moralmente ineccepibili dallo status legale del loro vizio. La moralità del cambiamento.

TG DV


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