vallanzaska

Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, nascono i Vallanzaska. Cantina, sudore e ancora cantina per passare dalle cover dei Madness ai pezzi propri e farsi quindi notare dalle liceali milanesi. Poi finalmente il riconoscimento del grande pubblico, concerti e dischi. Essi costituiscono sicuramente uno dei punti di riferimento per lo ska italiano tanto che i loro brani vengono sempre più usati come commento musicale in numerose trasmissioni tv, da “Paperissima” a “Lucignolo”, da “SuperCiro” a “Quelli che il calcio”. Il nome deriva dal criminale italiano Renato Vallanzasca, autore negli anni settanta e seguenti di numerose rapine , sequestri, omicidi ed evasioni, e che attualmente sta scontando una condanna complessiva a quattro ergastoli e 260 anni di reclusione (un tipo tranquillo no?).

IPORN è il titolo del vostro nuovo lavoro, che dice tutto di questo disco dove gli argomenti spaziano dal social network alla pronografia, alla tecnologia…
Si, è un disco il cui titolo è un mix tra due canzoni che saranno contenute nell’album, “iPod” e “Youporn boy”. La tecnologia è quindi sì un po’ il tema del disco, ma nel senso più ampio possibile. Diventa un mezzo per esplorare la società e raccontarla. E anche la pornografia viene trattata sia in modo metaforico, il mettere in piazza tutto, sia come elemento oggettivo… Dirompente e di facilissimo accesso.

Come vi sentite di fronte alla situazione politica e culturale imperante nel nostro ‘belpaese’?
I Vallanzaska in ogni loro canzone raccontano quella che sembra una storiella, ma in verità ognuna ha il suo messaggio. Commentiamo quindi sempre l’aria che si respira, raccontandola a modo nostro, vedi “sisisi nonono”. Anche in “iPorn” è così. Ma ogni giorno, in questi giorni, sembrano finalmente emergere fuori tante di quelle notizie bomba, che a questo punto c’è quasi solo da vedere che cosa succede. L’emergenza culturale in cui il Paese è sprofondato ha rovinato quasi tutto, vogliamo tutti voltare pagina e sperare che uno stato di diritto ritorni ad essere una prerogativa fondamentale.

Credete ancora che la musica possa avere un potere e mandare messaggi forti?
Certamente, ma non può essere l’unico modo. E’ giusto anche non avere l’esigenza, per chi fa musica, di dovere per forza mandare messaggi impegnati. Esistono anche le canzoni d’amore. I Vallanzaska trattano di tutto, anche d’amore, ma anche e soprattutto di società, di costume, di stereotipi, eccezioni e cronaca. Tutto però per fare accendere delle lampadine nella testa di chi ascolta.

Senza dover necessariamente chiedere se siete favorevoli alla liberalizzazione delle droghe leggere, come valutate l’atteggiamento culturale degli italiani nei confronti dell’uso responsabile di queste? Siamo un paese che ha ancora molto da imparare?
L’uso responsabile delle droghe in generale è necessario soprattutto se puoi essere un pericolo per gli altri. Gli italiani corrono verso droghe pericolose come la cocaina. Che è proprio la droga sempre di più del nostro tempo. In un’ottica del devo farmi per forza qualcosa, allora dovrebbero andare verso le canne che non hanno mai ucciso e rovinato nessuno.

Come trovate invece la situazione musicale in Italia?
Si sta male, si fa fatica a sopravvivere, non esistono aiuti pensati per chi a modo suo sceglie di fare cultura, come la musica è. Il novantanove per cento dei gruppi in Italia sopravvive solo se suona, sulle vendite dei dischi non può più fare affidamento.

Com’è il vostro pubblico?
Abbiamo un pubblico un po’ diverso da quello ska-punk. Da noi si respira un’aria un po’ particolare perché facciamo canzoni grottesche. Come età andiamo dai 13 ai 25-30enni; sul palco, alla fine di quasi ogni concerto, salgono sempre “I Misterini”, due bambini di 7 e 10 anni nostri fan figli di nostri fan. Quando scendiamo dal palco ci facciamo una birretta con un fan 35enne che ci racconta tutte le miriadi di altre volte che ci ha visto.

Perché in Italia si va sempre meno ai concerti? Solo una questione di crisi economica o c’è dell’altro secondo voi?
Un po’ la crisi economica, un po’ la quantità dell’offerta, un po’ la qualità non sempre all’altezza… Soprattutto se paghi un biglietto. E’ importante che ci siano tante possibilità e alternative di passare una serata, la musica soffre un po’. Magari deve anche lei, nel senso di chi comunica con essa, farsi un’esame di coscienza.

Cosa vi aspettate dal prossimo futuro? Disco nuovo, tour nuovo e…? E’ già abbastanza, parlando di musica. Ci piacerebbe comunque sempre più quello che abbiamo cominciato da un po’ a fare; suonare nei teatri con i comici, in serate dove c’è un alternarsi di musica e sketch. Poco fa ci è capitato di partecipare con Debora Villa ad una raccolta fondi per una causa giusta. Ecco qui, abbiamo fatto beneficenza in evidenza.

Cosa volete fare da grandi?
I piccoli.

Anna D’Oria

 





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