2015-03-09 02.18.05 pmE’ già luglio quando inizio a pensare questo viaggio, ho solo una gran voglia di avventura e di stare sulla strada. Chiamo un vecchio amico e insieme decidiamo di tentare una piccola follia: un mese intero in bicicletta che ci avrebbe portati da Genova (la mia città natale…) fino al Salento. In realtà nessuno di noi due aveva mai affrontato una cosa di questo tipo, un viaggio impegnativo prima di tutto sotto l’aspetto della preparazione fisica, in secondo luogo per la progettazione, 2015-03-09 02.18.22 pmconsiderato che non avremmo mai alloggiato in alberghi o strutture di nessun genere dovevamo organizzarci bene, cosa portare? Come far stare tutto sulle bici? E paradossalmente: dove ci compriamo la bici? Nessuna preoccupazione è riuscita però a farci desistere, e nell’arco di poco più di un mese siamo pronti a partire!

Il 3 di Agosto, una bella giornata di sole, al tramonto io e Rob brindiamo con due birre seduti nel porto di Genova accanto a due bici cariche più che mai, carichi noi stessi di speranze e voglia di vedere nuovi orizzonti. Il mio entusiasmo viene messo a dura prova (la prima di tante volte!) il giorno dopo, con le prime salite, perlopiù affrontate con la bicicletta a spinta e il dubbio di non aver avuto una gran buona pensata! Per fortuna dopo la salita di regola viene una discesa e 2015-03-09 02.18.43 pmquesta ci ha fatto tornare entrambi a sorridere di gusto!

Chiavari: tappa obbligata a casa dei nonni per un saluto e un pranzo capace di darci energie per i Km successivi. Continuamo a pedalare, in realtà la Liguria è stata forse la parte più difficile di questo viaggio, oltre che una delle più belle, tanto che le cinque terre dobbiamo attraversarle in treno. Abbandoniamo le biciclette alle stazioni e ci gustiamo degli scorci mozzafiato. Tra tanta bellezza è Corniglia che più 2015-03-09 02.18.51 pmmi impressiona, qui beviamo un buon bicchiere di vino rosso “Al pirùn”, un’enoteca tra le case antiche e ripartiamo con calma verso le prossime destinazioni. A Lerici cuciniamo una spaghettata sugli scogli e ci addormentiamo proprio sotto il vecchio castello, da quello stesso punto partì secoli prima Percy Shelley per il suo ultimo
viaggio, ed è pensando a questo che mi addormento.

Fino a Pisa un vero tour de force, complice la strada che finalmente si è 2015-03-09 02.18.59 pmfatta scorrevole e Rob, che da questo momento in poi detterà il ritmo! Nel primo pomeriggio ci fermiamo a Torre del Lago Puccini, (terra del compositore), dormiamo un paio d’ore ed entro sera siamo a Pisa. Anche qui la tappa è obbligata e gustiamo un meritato riposo all’ombra della torre, entusiasti per il numero di chilometri consumati in un solo giorno. Da Pisa seguiamo l’Arno, ed è poco dopo Empoli che un temporale tremendo ci sorprende (scopriremo a Firenze che un vero nubifragio si è abbattuto sulla città danneggiando i giardini di Boboli e molto altro), facendoci nascondere sotto il telone impermeabile ai lati della strada. Un quarto d’ora di panico, vento, tuoni e fulmini!

A Firenze la fermata dura più giorni, il nostro alloggio è sotto un alberello basso e frondoso poco fuori città e l’unico problema è dover lasciare le biciclette depositate in stazione, impossibile infatti muoversi per musei con tutto quel carico addosso. Se ne vanno più soldi del previsto ma ne vale senz’altro la pena! Alla partenza decidiamo una tappa fuori percorso per vedere la residenza medicea a Pratolino, una decina di Km sopra Firenze, Rob spiega che l’architettura originale del parco di Francesco I° è andata persa, resta solo la monumentale statua dell’Appennino, che quella stessa sera farà da sfondo ad una rappresentazione teatrale del Don Chisciotte cui avremo la fortuna di assistere. Pernottiamo nei boschi, tra l’altro piantando distrattamente la tenda in vicinanza di un nido di vespe! Brutta esperienza!

Da Pratolino puntiamo verso Arezzo, questo tratto della strada sarà funestato da una pioggia costante che ci costringerà (unita ad altri incidenti di percorso) alcuni giorni nella zona di Incisa in Val d’Arno, la prendiamo comunque con filosofia e in ritardo sui piani arriviamo ad Arezzo, una bellissima città, con opere d’arte magnifiche. Ci fermiamo alla Rocca, mangiamo e passiamo la notte sotto le mura. Il nostro viaggio si avvicina ad un punto di snodo fondamentale, decidiamo di prendere un treno che da Assisi ci porti diretti fino a Lecce, il tempo stringe e là abbiamo un calendario da rispettare, quello delle notti della taranta!

La strada è difficile ma ormai ci siamo fatti le gambe, ed è con queste che affrontiamo la salita fino a Perugia. Un lungo giro tra le chiese e la Sala del Cambio prima di arrivare nella cittadina di San Francesco: Assisi. Qui scendiamo alla tomba del santo, restando colpiti dalla copiosa presenza di frati con cappucci neri pronti a ricevere le offerte. Al di là di questo la basilica è stupenda, i soffitti bassi e la cripta non possono non dare qualche emozione a chi vi accede. La sera facciamo il salto verso Lecce (io non vedo letteralmente l’ora di farmi un bagno in mare!). Sbattiamo contro un muro di caldo appena scesi dal treno ma saliamo in sella e puntiamo a Masseria Frassanito, dove stanno alcuni amici. Con loro passiamo un paio di giorni per poi seguire le notti della taranta, feste in vari paesini del Salento con ottima musica e un clima veramente travolgente. Si balla la pizzica, la balliamo a Galatina, a Calimera, a Sternatia, e tra un paese e l’altro percorriamo quelle strade dritte in mezzo ad ulivi a perdita d’occhio.

Il Salento è un posto dove vale la pena andare, con un mare che invita a fermarsi e delle tradizioni antichissime. E’ a malincuore che alcuni giorni dopo, entriamo nella stazione di Lecce e prendiamo un treno che ci scaricherà la mattina alla stazione di Padova. Il viaggio è finito, per me, non per Rob che decide di tornarsene a Montebelluna in bici, un’ultima tratta per chiudere in bellezza! Tutto quello che si è visto e assaggiato e cantato e per cui si è riso o ci si è incazzati in quel mese non sta in una pagina. E’ una cosa che consiglio di cuore a tutti. Mettetevi uno zaino in spalla, o una sacca sulla bici e gustatevi la semplicità di andare avanti, e vedere quello che succede.

Luca

 





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