1Come è possibile che lo Stato e la Pubblica Amministrazione butti via così tanti soldi per pagare licenze di software proprietari che potrebbero essere tranquillamente sostituiti dal software libero? Chi usa con soddisfazione da anni GNU/Linux, OpenOffice, Firefox e tutto il corredo di software multimediale che accompagna ad esempio ogni distribuzione Linux (notate bene, già disponibile, e non necessita né acquisto, né ricerche, né installazioni aggiuntive) non può che assistere esterrefatto al continuo spreco da parte di scuole e PA. Sappiamo bene che buona parte del problema è di tipo politico: le aziende che producono software proprietario sono grandi multinazionali che hanno squadre di esperti lobbisti, pagati profumatamente per influenzare le decisioni nei più importanti Parlamenti del mondo. Il software proprietario del resto, ha bisogno anche dell’aiuto delle leggi e quindi dei governi per mantenere il proprio potere. Non si può tuttavia negare che esiste anche una resistenza psicologica all’adozione di nuove tecnologie.

Molto spesso continuiamo a sprecare le nostre risorse semplicemente perché non conosciamo le alternative, e se anche le conosciamo qualcosa ci blocca dal dare inizio al cambiamento (solitamente la paura di cambiare, o la giustificazione di non conoscere e non saper utilizzare a fondo questi sistemi alternativi, nonostante non sia poi così complesso come si crede, o ancora la mancanza di volontà di abbandonare determinati programmi che si usano da molto tempo, per altri analoghi ma NON uguali). Questo succede anche in ambiti diversi dall’informatica. Si pensi al problema dell’energia: il costo delle fonti energetiche cresce continuamente, ma invece di adottare tecnologie e comportamenti capaci di ridurre drasticamente i consumi, e quindi i costi, e di ridurre l’inquinamento, ci si appella a tecnologie rischiose come il nucleare. Forse converrebbe prima tappare i buchi e le perdite del sistema energetico.

A tal proposito esistono le “Esco” (Energy Service Company), società che si occupano di ridurre i consumi degli edifici attraverso interventi di efficienza energetica. Anche queste società cercano di sottolineare l’aspetto del risparmio; infatti i clienti non fanno altro che investire in un intervento che garantirà un risparmio costante dopo un certo tempo: in pratica, pagano alla Esco il denaro che – in seguito al suo intervento – risparmiano su ogni bolletta, fino a quando non si raggiunge la somma preventivata inizialmente nel progetto di riqualificazione. Da quel momento in poi iniziano a beneficiare del risparmio. Anche l’adozione del software libero può essere vista in questa prospettiva, e la scuola è sicuramente il luogo strategico da cui far partire una sua diffusione di massa, sia nella direzione del citato risparmio, che in quella di una diffusione maggiore della conoscenza di queste alternative, e dei suoi successivi sviluppi.

Quella dell’Istituto di Gela non è l’unica iniziativa, la più famosa è probabilmente quella di Bolzano: http://www.fuss.bz.it/. Per le scuole che volessero intraprendere simili esperienze segnaliamo un altro link utile: http://linuxdidattica.org/.

a cura di Maurizio

 





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