Terapeutica

Uso di cannabis: rischi a breve e lungo termine

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Ampiamente dimostrato che, chi consuma cannabis, non rischia overdose, qualsiasi quantità assunta. In compenso, una forte dose di THC può avere effetti contrari significativi: depersonalizzazione, distorsione visuale e uditiva, errori di valutazione del tempo e dello spazio, delirio, sintomi psicotici. Queste turbe spariscono qualche ora dopo il consumo, raramente però possono prolungarsi e giustificare una ospedalizzazione alla quale, nella quasi totalità dei casi, non segue alcuna terapia farmacologica. L’effetto del THC è molto variabile secondo gli individui e le circostanze: alcuni possono risentire, al posto dell’euforia desiderata, ansietà o depressione. Generalmente, anche a una debole dose, si trovano spesso gli effetti negativi associati all’azione sulle diverse zone del cervello: perturbazione della memoria a breve termine, difficoltà di concentrazione, minor controllo dei movimenti. Da studi con simulatori di guida, risulta influenzata la capacità di controllo della traiettoria e la capacità di prendere una decisione di fronte ad una situazione inattesa. Guidare l’automobile è quindi sconsigliato – e sanzionato – dal Codice della strada.

Nella situazione pratica, in ragione della grande diversità dei prodotti presenti su questo mercato non controllato, è spesso impossibile per il consumatore conoscere la dose che sta assumendo, e se la cannabis è pura o mescolata ad altre sostanze. In altri casi i suoi effetti si mescolano per lo più a quelli di altre sostanze psicoattive prese simultaneamente, in particolare alcol. Chi contemporaneamente fuma cannabis e beve alcol, ha effetti negativi più pronunciati sul controllo della motricità. In particolare l’alcol tende a stimolare la velocità su strada e l’aggressività in genere, mentre la cannabis tende a ridurla.

L’assenza di studi rigorosi impedisce per ora di concludere che il solo uso di cannabis è un fattore significativo di incidenti gravi, al contrario del pericolo dimostrato guidando con un tasso alcolemico superiore a 0,5g/l.

Possiamo inoltre affermare con certezza che, contrariamente al tabacco e all’alcool, considerati responsabili di più di 4 milioni di morti all’anno nel mondo, la cannabis non è associata ad un accrescimento della mortalità nella popolazione generale.

Negli adolescenti, il consumo cronico si ripercuote sul lavoro scolastico (sonnolenza, difetto di concentrazione, difficoltà di apprendimento). Un consumo di canapa intenso e di lunga data può creare nell’adulto una sindrome detta amotivazionale: deficit di attivismo, indifferenza affettiva, rallentamento del pensiero. Queste turbe regrediscono e scompaiono dopo qualche settimana, o mese, d’astinenza.

Allo stato attuale delle conoscenze, il danno più serio per la salute è il fumo dello spinello, con o senza tabacco, con una composizione chimica ed effetti simili a quelli del fumo delle sigarette, quindi il rischio di malattie polmonari, compreso il cancro, è considerato elevato. Il rischio si abbassa o scompare per chi consuma cannabis tramite appositi vaporizzatori o in forma di alimenti.

Nella donna incinta, il THC passa immediatamente nel feto, nel quale le concentrazioni sono uguali o superiori a quelle riscontrate nella madre. Nelle grandi consumatrici, il bambino nasce spesso in anticipo, è meno grande e meno grosso e si possono osservare diverse turbe comportamentali, che scompaiono nei primi anni di vita.

Il rischio di turbe psicotiche indotto dal consumo di cannabis è più alto per i consumatori cronici. Però, mentre prima gli specialisti davano quasi per certo che l’uso cronico della cannabis provocava delle schizofrenie e delle depressioni, studi più recenti dimostrano che questo uso presenta solo un rischio di rinforzo quando la malattia si è già installata. La maggior parte degli esperti pensano che l’ipotesi che la cannabis sia responsabile dell’installarsi di depressioni e di schizofrenie non è dimostrata.

 





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