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Fare due chiacchiere con gli israeliani USELESS ID è sempre stato un piacere (da sempre dei ragazzi semplici e disponibilissimi) e lo è ancora di più dopo aver ascoltato il loro ultimo disco “The last broken bones” uscito in Europa lo scorso novembre per RUDE RECORDS. Questa volta a dedicarci un po’ del suo tempo è il chitarrista Ishay Berger di ritorno da un mini tour in Russia.

Ciao Ishay, come va? Come è stato suonare in Russia?
Ciao a tutti. Suonare in Russia è stato fantastico, è sicuramente, nonostante il freddo intenso, uno dei posti migliori dove andare a suonare, le persone che abbiamo incontrato sono state veramente accoglienti e i ragazzi amano veramente il punk-rock!

Parliamo un po’ del vostro nuovo “The last broken bones”, un lavoro veramente fantastico a mio parere, probabilmente uno dei miglior album punk-rock usciti nel 2008. Dove avete trovato l’ispirazione per scrivere un disco così?
Suoniamo insieme in questa band da molto tempo ormai, oltre dieci anni, ed è stata sempre la passione per la musica a spingerci ad andare avanti, più di ogni altra cosa. Non è mai stato importante per noi che questo divenisse il nostro lavoro, da sempre amiamo la scena punk e vediamo il gruppo come un viaggio musicale senza soste. Penso che aver avuto la possibilità di girare per molto tempo e vivere esperienze diverse grazie a questo progetto ci abbia permesso di arrivare al punto di scrivere e registrare dei dischi come gli ultimi due, “Redemption” e “The last broken bones”.

“Blood pressure” è il vostro primo singolo, del quale è disponibile anche un video. Perché avete deciso di scegliere questo brano?
Come puoi immaginare non siamo una band che decide di scrivere dei “singoli” e poi costruisce altri 10 pezzi di contorno. Anche dopo averla registrata non era chiaro per noi che lo potesse divenire. Non perdiamo molto tempo a pensare quello che può o non può essere un singolo. Quando poi è stato il momento di decidere sono state diverse le proposte, questo album ci rappresenta nella sua totalità e ogni canzone può essere considerata la nostra preferita. Alla fine abbiamo optato per “Blood pressure” perché è un brano molto personale, duro sotto certi aspetti ma anche molto orecchiabile, inoltre siamo molto legati al suo testo, che è stato scritto da tutti e quattro insieme.

Sfogliando il booklet e leggendo i testi ho trovato diversi aspetti riconducibili ad Israele ed alla sua situazione. Penso ad esempio alle parole di “Misconception” e “Mouse in a Maze”…
Si è vero, anche in passato lo abbiamo fatto ma penso che in questo disco tutto sia molto più chiaro ed evidente, le nostre idee e il nostro punto di vista.

Come vi collocate di fronte alla religione, sicuramente un aspetto che ha segnato da sempre il vostro popolo?
Penso che sia la causa delle cose peggiori che siano mai accadute. Si è sempre pensato che servisse ad unire le persone tra di loro ma ormai da molto tempo a questa parte non fa altro che dividerle e portarle a combattere. Insieme ai soldi e all’avarizia della gente è una delle principali cause di quella che viene definita “guerra al terrorismo”.

Siete vegetariani e sottolineate questa vostra posizione supportando la PETA (come scritto anche all’interno del disco). Spiegate ai nostri lettori in cosa consiste la PETA e il perché di questa vostra scelta.
La PETA è il collettivo più grande al mondo per la tutela dei diritti degli animali. Abbiamo deciso di scriverlo sul booklet perché speriamo che tutti quanti possano visitare il loro sito, accedere alle loro idee di base e comprendere perché mangiare e abusare degli animali è sbagliato.

Quattro anni fa vi vidi in un piccolo locale di Lodi davanti a 30-40 persone. Qualche mese dopo invece eravate sul palco del Rock in Idro insieme ai Millencolin, NUFAN e molti altri. Qual’è la dimensione più congeniale per gli USELESS ID?
Noi amiamo essere in tour, se ogni data fosse un festival potrebbe diventare tremendamente noioso ma allo stesso tempo se tutti i giorni ci trovassimo a suonare in squat semi vuoti sarebbe poco stimolante. La cosa più bella di essere in tour è che nessuno può sapere cosa ti aspetta da un giorno all’altro.

Ets

 





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