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Ogni anno le catastrofi naturali, lo sviluppo urbano, l’agricoltura e l’allevamento massivo sono responsabili della scomparsa di milioni di preziosissimi alberi. Il fenomeno della deforestazione è un problema reale in diverse parti del mondo e il ritmo di consumo e produzione occidentali lasciano poche speranze per il futuro… Se non fosse per quelle idee che nascono dalla necessità di sfruttare la tecnologia (e le scoperte tanto sudate fatte fino ad ora) per migliorare le proprie condizioni di vita e quelle del pianeta.

È proprio sulla base di questo principio che Lauren Fletcher, un ex ingegnere della NASA, ha deciso di creare una start-up, la Bio Carbon Engineering, con l’obiettivo di sfruttare la tecnologia dei droni per la riforestazione, in particolare nelle zone della Foresta Amazzonica e del continente africano.

Non si tratta semplicemente di fare piovere semi dal cielo, anzi il progetto è complesso e ben strutturato. Innanzitutto vengono utilizzati droni ad ali fisse per fare una mappatura del terreno e per analizzarne la biodiversità, queste informazioni vengono poi inserite in un algoritmo automatizzato che permette di generare quella che gli ideatori del progetto chiamano “la piattaforma di semina di precisione”.

A questo punto le informazioni vengono trasmesse ad un “drone piantatore” che vola a circa 3 metri da terra, rilasciando delle capsule biodegradabili contenenti i semi germinati e alcune sostanze nutritive necessarie per lo sviluppo iniziale della pianta. Anche la posizione di rilascio delle capsule è calibrata in modo tale da aumentare il tasso di sopravvivenza e lo spazio per lo sviluppo della pianta stessa. Ma non finisce qui: i droni verranno utilizzati anche durante tutta la fase di crescita degli alberi per seguirne lo sviluppo ed intervenire in caso di problemi.

Esistono diverse tecniche per piantare gli alberi, tra le quali la semina a mano e la semina via aria, ma entrambe presentano dei limiti: la prima è molto lenta e costosa, la seconda invece ha un tasso di dispersione dei semi molto alto che non assicura l’efficacia della tecnica.

La tecnica di utilizzare i droni, che è stata rinominata “semina di precisione”, permette di sfruttare gli aspetti migliori delle due tecniche precedenti aumentando il tasso di assorbimento dei semi da parte del terreno e allo stesso tempo velocizzando il lavoro e abbassandone i costi.

L’obiettivo di questa start up, nel lungo termine, è quello di piantare 1 miliardo di alberi l’anno ma, per il momento, il team sta lavorando all’avvio del primo progetto di riforestazione in una zona del Sud Africa.
In questa fase iniziale del progetto, è importante testare il sistema in posti diversi e con diverse condizioni climatiche e ambienti al fine di capire come trattare le diverse specie e i diversi terreni. Mandare persone umane nelle zone remote della foresta Amazzonica per piantare gli alberi ad uno ad uno può risultare costoso e pericoloso per le persone stesse; i droni sono strumenti e come tali devono essere impiegati nel modo giusto e nelle giuste circostanze. L’obiettivo non è quello di sostituire il prezioso lavoro dell’uomo ma piuttosto di alleggerirlo dalle mansioni più dure e complicate.
 Che dire, quando non vengono utilizzati per fare la guerra, i droni possono davvero aiutarci a migliorare il mondo in cui viviamo!





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