donald trumpPer ora il presidente americano non ha fatto dichiarazioni in merito, neppure tramite uno dei suoi compulsivi tweet, eppure gli indizi portano tutti in questa direzione: Trump si sta preparando a lanciare una nuova crociata proibizionista, con l’obiettivo di contrastare la legalizzazione in patria e rilanciare la war on drugs oltre frontiera.

LA DICHIARAZIONE DI GUERRA. Il primo membro del suo staff a lanciare il sasso è stato Sean Spicer, ovvero il portavoce ufficiale della Casa Bianca, la scorsa settimana. «Sono convinto che si vedrà una maggiore spinta per l’applicazione della legge – ha affermato in conferenza stampa – Il presidente Donald Trump non si oppone all’uso della marijuana per scopi medici, ma è molto diverso dall’uso a scopo ricreativo, di cui il dipartimento di Giustizia intende occuparsi». E proprio il capo del dipartimento di Giustizia, Jeff Sessions, ha confermato che intende occuparsene, con dichiarazioni che lasciano poco spazio alle interpretazioni: «Non credo che dare la possibilità a tutti di fumare marijuana renda l’america un posto migliore. È un’abitudine malsana che crea violenza».

IL RITORNO DEI LUOGHI COMUNI. Dichiarazioni che segnano un nuovo punto di svolta rispetto alla amministrazione Obama, che nel 2013 stilò un documento in cui precisava che non sarebbe intervenuto contro leggi statali che legalizzavano la cannabis. Sembra così segnata la speranza, che pure gli antiproibizionisti americani riponevano, di una presidenza Trump che nel nome del business avrebbe deciso di non interferire nel processo di legalizzazione. Al punto che anche High Times, storica rivista punto di riferimento degli antiproibizionisti statunitensi, ha scritto che «il timore di una prossima guerra di Trump contro la legalizzazione non è mai stato più grande di oggi».

COSA POTREBBE SUCCEDERE. Va detto che anche nel caso in cui Trump decidesse di utilizzare il proprio potere per interrompere le esperienze di legalizzazione in atto negli stati, una sua vittoria non sarebbe scontata, e comunque non sarebbe agevole. Gli Stati Uniti prevedono ampi margini di indipendenza politica e legislativa ai singoli stati, e quelli che hanno adottato la legalizzazione ricorrerebbero con ogni probabilità alla Corte Suprema in caso di veto presidenziale sulla legalizzazione, con esiti tutti da verificare. Inoltre Trump si troverebbe ad affrontare la contrarietà popolare (secondo gli ultimi sondaggi  sono il 71% gli americani favorevoli alla cannabis legale) e soprattutto un possibile contrarietà del Congresso, dove anche tra le fila dei senatori del Partito Repubblicano molti sono a favore della legalizzazione.

IL RILANCIO DELLA WAR ON DRUGS. Ma la guerra di Trump contro la cannabis potrebbe avere ripercussioni anche all’estero, specialmente nei confronti dei vicini del centro e sud America. Il presidente ha già annunciato che il tanto agognato muro al confine con il Messico servirà non solo in chiave anti-immigrati, ma anche contro il narcotraffico. Segno di come secondo Trump la questione del traffico di droga vada risolta con la vecchia ricetta: controllo delle frontiere e utilizzo della potenza politica americana per convincere i vicini (Messico in primis) a rilanciare la guerra alla produzione di droga. Una strategia, quella della war on drugs, che nei decenni ha fatto talmente tanti danni da essere stata messa in discussione dall’Onu e da molti dei paesi che l’hanno applicata.





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