Secondo un recente sondaggio del Marijuana Business Daily – una delle pubblicazioni più affidabili sull’industria della cannabis in America e nel mondo, tra l’altro fondata anche da una donna – quasi il 37% dei posti di lavoro dirigenziali o di alto livello nel settore della cannabis americano è occupato dalle donne.

La recente industria della cannabis, ormai settore trainante di molti stati americani, ha attirato tante imprenditrici che hanno visto in questo nuovo mercato una grande opportunità e ne stanno pian piano cambiando il volto. Questo interesse tutto femminile ha permesso alla cannabis di essere il settore con la maggiore presenza di donne, superiore alla media nazionale del 21% di tutte le imprese statunitensi. In questi anni infatti le donne hanno creato aziende da zero, forgiato nuove alleanze e ribaltato modelli di business tradizionali mentre spianavano la strada a questa industria in rapida evoluzione.

Questo trend è stato seguito dal Marijuana Business Daily che già nel 2015 aveva pubblicato il primo report “Women & Minorities in the Cannabis Industry,” aggiornato da uno secondo report del 2017 e da quello più recente dello scorso luglio con dati aggiornati al biennio 2017-2019.

Da quanto si evince dai dati, la percentuale di dirigenti e manager donne nel settore è diminuita drasticamente passando dal 36% nel 2015 al 27% nel 2017, per poi risalire al 37% nel 2019. I numeri sono stati estratti da un sondaggio anonimo fatto a 567 manager e dirigenti.

Anche il Dipartimento del Lavoro aveva calcolato che, più in generale, «il 58,6% di donne di età pari o superiore a 16 anni negli Stati Uniti rappresentano la forza lavoro, e si prevede che le donne rappresenteranno circa il 47% della forza lavoro entro il 2024».

Sebbene il numero di donne che occupano posizioni dirigenziali o manageriali molto qualificate nel settore cannabico sia vacillato dal 2015 ad oggi, a causa dell’andamento del mercato in fase di assestamento, si mantiene comunque a un buon livello. Alcuni esperti hanno ipotizzato che probabilmente la causa di questo cambiamento dell’adesione femminile al cannabusiness sia data dai principali mercati ricreativi, tra cui quelli del Colorado e di Washington, non più acerbi, ma estremamente competitivi e in espansione che hanno prediletto uomini in posizioni privilegiate di leadership perché – sempre secondo gli esperti – detengono l’accesso al capitale, costringendo alcune società a chiudere e alcune dirigenti a uscire dal settore.

I fondi monetari infatti provengono spesso da capitali privati, ad esempio dagli uffici di investimento familiari o da società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio – un settore ancora purtroppo prevalentemente dominato dagli uomini.
Inoltre, rispetto alla precedente indagine del 2017, c’è da tenere presente che nel successivo arco di tempo sono state autorizzate le vendite di cannabis ricreativa in California, Massachusetts e Nevada, e si sono aperti i principali mercati medici in Maryland, Ohio e Pennsylvania.

Si è registrato anche un crescente senso di consapevolezza riguardo alla mancanza di diversità non solo di genere ma anche razziale nel settore della cannabis, spingendo sforzi più concertati tra le aziende, soprattutto quelle più affermate, per riempire posizioni chiavi di leadership con queste categorie.

Tutto questo avrà probabilmente influito sull’andamento del mercato che nonostante gli alti e bassi si sta creando il suo spazio in maniera rapida e decisa. Guardando il mercato della cannabis oltreoceano ci si può rendere conto di quanto questo influisca sul mercato generale in maniera estremamente positiva, con molti altri benefici di cui vi abbiamo ampiamente parlato, sociali ed economici in primis. Speriamo che la rivoluzione verde della cannabis arrivi presto anche in Italia e in Europa, così da mostrare il nostro grande potenziale nel mercato crescente.





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