Negli Stati Uniti la legalizzazione della cannabis a livello medico e ricreativo è stata associata a una riduzione dell’utilizzo di oppioidi. È il risultato di due nuovi studi scientifici che si inseriscono sulla scia di altri lavori che suggeriscono come la cannabis sia una possibile via d’uscita dall’epidemia di oppioidi che sta colpendo gli USA.

Nel 2016 si stima che 11,5 milioni di americani dai 12 anni in su abbiano fatto un uso improprio di questi farmaci e i casi di morte per overdose dovuti a eroina o oppioidi sono stati 42.249: 115 al giorno, uno ogni 12 minuti.
Secondo il primo studio, pubblicato sul Journal of General Internal Medicine e curato dagli scienziati di Pharmerit International, la legalizzazione della cannabis medica è risultata associata a una minore probabilità di uso di oppioidi del 5%, di uso regolare di oppiacei del 7% e di uso di oppioidi ad alto rischio del 4%. Il risultato è stato ottenuto analizzando i dati di 4,8 milioni di persone negli Stati Uniti che vivono in uno stato con accesso legale alla cannabis per scopi medicinali.

Secondo lo studio dei ricercatori del Dipartimento di medicina di famiglia e sanità pubblica dell’Università della California a San Diego e pubblicato su Drug and Alcohol Dependance negli stati che hanno legalizzato l’uso della cannabis per gli adulti c’è stata una riduzione di prescrizioni e dosaggio totale di oppioidi di Scheda III (ad esempio codeina) di circa il 30%.
E la cannabis è efficace nel sostituire gli oppiodi come antidolorifico, come conferma il nuovo studio svolto dai ricercatori dell’Università del Michigan e pubblicato sul The Journal of Pain. Secondo il sondaggio svolto negli Stati Uniti con 1321 partecipanti che soffrivano di dolore cronico, il 53% ha sostituito gli oppioidi con cannabis, e il 22% le benzodiazepine.

Fonte: www.cannabisterapeutica.info





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