“L’acqua pubblica non può essere utilizzata per irrigare le coltivazioni di cannabis, neanche in quegli stati dove la coltivazione è legale”. La notizia che rischia di compromettere i primi raccolti di cannabis legale made in Usa è stata diffusa dal “Bureau of Reclamation”, ente che gestisce dighe, canali e acque pubbliche per contro del ministero degli Interni del governo Obama. Il motivo? Secondo la legge federale la cannabis è ancora catalogata come sostanza illegale in tabella I, al pari di eroina e cocaina, e l’acqua pubblica non può essere destinata a coltivazioni illegali.

A RISCHIO ANCHE LA PRODUZIONE MEDICA? Il problema è che per la legge federale la cannabis è ancora catalogata anche tra le sostanze che non hanno alcuna validità terapeutica, e quindi anche la produzione a scopi medici, che è stata legalizzata in ben 22 stati Usa, potrebbe essere bloccata. I rischi non sono uguali in tutti gli stati in quanto la gestione delle acque è solo in parte gestita dall’ente federale, mentre altri canali sono gestiti dalle autonomie locali o da privati.
A rischiare di più sono le grandi coltivazioni outdor, che utilizzano oltre 5000 mila litri di acqua al giorno, soglia sopra la quale è necessario richiedere un permesso alle autorità federali, mentre per le coltivazioni più piccole e per quelle indoor vi è la possibilità di rifornirsi tramite condutture locali o allestendo dei pozzi appositi. Secondo le prime stime ad essere a rischio sarebbe soprattutto la produzione di cannabis legale nello stato di Washington, dove la coltivazione è stata autorizzata in outdor a soli 10 grandi produttori, mentre in Colorado dovrebbero esserci meno problemi in quanto la coltivazione è stata autorizzata esclusivamente in locali chiusi.

SERVE AL PIU’ PRESTO UNA LEGGE FEDERALE. Dopo il problema legato alla possibilità di ricevere pagamenti tramite carte di credito e aprire conti correnti, creato dal fatto che secondo la legge federale le banche non possono fornire servizi a imprese illegali, ecco quindi il secondo ostacolo che dimostra tutti i limiti di una legalizzazione portata avanti dai singoli stati regionali, all’interno però della cornice di una legge federale ancora proibizionista. Come dichiarato all’Huffington Post dal presidente dell’associazione “Marijuana Majority”, Tom Angell: “Il problema dell’approvvigionamento idrico evidenzia l’assoluta necessità di una nuova legge federale. Purtroppo i politici del Congresso ancora non dimostrano neanche lontanamente di essere in sintonia con la maggioranza degli americani che è favorevole alla legalizzazione, fino a che non si risolverà questo gap di rappresentanza problemi come questo sono destinati a ripresentarsi continuamente.

 

 

 





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