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Il Congresso americano durante il fine settimana ha approvato per la prima volta una normativa nazionale che chiude 20 anni di tensioni tra gli Stati e Washington sull’uso medico della cannabis e segnala un importante cambiamento nella politica delle droghe.

Il provvedimento che il presidente Obama ha firmato lo scorso dicembre impedisce al governo federale di interferire con le leggi statali sulla cannabis terapeutica e agli agenti della Drug Enforcement Administration (DEA) di effettuare interventi dove la cannabis terapeutica è legale.
Secondo gli attivisti, il Congresso ha segnato la nascita di una nuova alleanza politica sulla cannabis terapeutica: i repubblicani stanno infatti assumendo un ruolo di primo piano nel sostenere il diritto degli Stati nel consentire l’uso di un farmaco che nelle tabelle del governo federale è classificato come più pericoloso della cocaina.

«Questa è una vittoria per tanti», ha detto la co-autrice della legge, la repubblicana Dana Rohrabacher di Costa Mesa. «È la prima volta da decenni che il governo federale ha ridotto la sua proibizione opprimente nei confronti della cannabis», ha puntualizzato.
Ormai, 32 Stati e il District of Columbia hanno legalizzato la cannabis terapeutica nonostante la Drug Enforcement Administration continui a considerare la cannabis priva di doti mediche accertate. La legge che vieta al governo federale di utilizzare una qualsiasi delle sue risorse per interferire con le leggi statali sulla cannabis terapeutica era stata precedentemente rifiutata una mezza dozzina di volte.





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