Secondo un recente sondaggio americano il 15% dei dipendenti avrebbe utilizzato cannabis durante le ore di lavoro. Lo ha rivelato American Marijuana con lo studio “High at work from home” pubblicando i dati di un sondaggio che ha coinvolto 1.001 lavoratori a tempo pieno a distanza, compresi alcuni che hanno lavorato a distanza sia prima che durante la pandemia di coronavirus.

La maggior parte di questi lavoratori ha riferito una diminuzione dello stress (52,9%) e un aumento della creatività (51,1%). Un altro 42,6% ha riferito una maggiore produttività mentre lavorava sotto l’influenza della cannabis.

Altro dato che viene sottolineato è il fatto che il 28,7% dei dipendenti a distanza avrebbe voluto fumare cannabis con i colleghi, il 17,8% voleva fumare con il proprio capo, e il 13,4% voleva fumare con entrambi.

“Del 40,6% degli intervistati che hanno lavorato da casa sotto l’influenza della marijuana”, scrivono gli autori della ricerca, “la maggior parte non ha continuato questa pratica durante la pandemia. Più del 63% degli intervistati ha risposto ‘no’, e il 36,8% ha risposto ‘sì’ alla domanda se si ‘fossero sballati’ al lavoro da casa durante la pandemia”.

Stando ai numeri del sondaggio, “la generazione Z, quella tra i 20 e i 29 anni, è stata la più propensa a usare cannabis mentre lavorava da casa, con il 41,3% degli intervistati che ha detto di averla consumata mentre era in servizio. Gli individui tra i 30 e i 39 anni e tra i 40 e i 49 anni hanno usato la cannabis mentre lavoravano a distanza con percentuali simili, rispettivamente il 36,6% e il 35,1%, mentre il 29,8% di quelli dai 50 anni in su hanno detto di averla usata mentre lavoravano a distanza, secondo lo studio. Le donne e gli uomini hanno usato cannabis mentre lavoravano a tassi simili, 37,9% a 36,6%”.

Lo studio ha anche scoperto che la maggior parte – il 53,6% – delle aziende di impiegati a distanza non ha fatto alcun test antidroga, mentre il 23% lo ha fatto regolarmente e il 23,4% occasionalmente. La stragrande maggioranza, il 72,1%, degli intervistati ha indicato di non ritenere necessario alcun cambiamento nella politica sulla cannabis del loro datore di lavoro, con il 16,8% che dice che dovrebbe essere meno severa e l’11,1% che dovrebbe essere più severa.





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