bandiera usa cannabisLa lungimiranza del sistema economico americano ha permesso, in tempi recenti, la nascita di quella che ad oggi rappresenta una delle più fiorenti industrie presenti sul suolo statunitense. Il bilancio del primo anno di attività parla chiaro: la cannabis rappresenta in prospettiva un mercato di proporzioni gigantesche, a fronte di una domanda potenzialmente illimitata che deriva dagli innumerevoli ed ormai noti campi di applicazione di questa grande risorsa. Considerate le dimensioni di questo nuovo business, era ampiamente prevedibile che negli Usa sarebbero comparse diverse forze politiche a rappresentanza di tale neonato settore, trattandosi di un paese in cui l’istituto delle Lobbies è costituzionalmente previsto dal 1 Emendamento della loro Costituzione.

LA NATIONAL CANNABIS INDUSTRY ASSOCIATION. Una delle prime e forse la più importante organizzazione nata con questi scopi è la National Cannabis Industry Association, il cui compito è quello di: “Promuovere una crescita legittima e responsabile dell’industria della cannabis, e di lavorare per un ambiente sociale, economico e giuridico favorevole per quella industria, negli Stati Uniti “. Si tratta di un vero e proprio gruppo di pressione che si propone di tutelare i crescenti interessi che girano intorno a questo business: “Come associazione nazionale del settore, Ncia lavora ogni giorno per garantire che il nostro settore in crescita venga rappresentato in modo professionale e coordinato sul palcoscenico nazionale”, riportando testualmente la loro “mission” dal sito ufficiale. La NCIA rappresenta un aggregato politico variegato, che unisce principi e ideali democratici e repubblicani, storicamente contrapposti, al fine di battersi per la rimozione dei vincoli e delle limitazioni rappresentate dalle difformità legislative in tema di cannabis nei vari paesi degli Stati Uniti, ed allo scopo di ottenere un più agevole accesso al settore bancario per le nuove imprese dell’industria della canapa. La National Cannabis Industy Association, fondata verso la fine del 2010, è infatti l’unica associazione rappresentativa anche a livello federale, ed è proprio in questo contesto che si gioca la partita determinante per le sorti del settore, ancora in balia della contraddizione tra leggi federali, secondo cui la marijuana è ancora una droga illegale a tutti gli effetti, e leggi statali.

L’OBIETTIVO E’ CREARE UN MERCATO POTENTE QUANTO QUELLO DELL’ALCOOL. Un’altra importante associazione è la Norml, più propriamente interessata a sensibilizzare l’opinione pubblica in tema di cannabis, per promuoverne la legalizzazione sull’intero territorio.
La National Organization for the Reform of Marijuana Laws si propone quindi un compito di rivisitazione culturale della sostanza, svincolandola dalla concezione negativa che l’ha per anni caratterizzata a causa delle politiche di demonizzazione attuate a partire dai primi anni del ‘900. E sembra che il loro lavoro stia decisamente funzionando. Stando ad un sondaggio condotto dal Washington Post nel gennaio del 2014 infatti, il 63% degli intervistati (nel solo stato di Washington) si è dichiarato completamente favorevole alla legalizzazione, a fronte del 46% relativo al gennaio 2010. Dati importanti soprattutto se si considera che nel 1969 solo il 13% degli americani era favorevole alla legalizzazione. Come indicato dal loro sito, Norml “sostiene la rimozione di ogni tipo di sanzione penale per il possesso privato e l’uso responsabile di marijuana da parte di adulti, inclusa la coltivazione domestica e trasferimenti senza scopo di lucro di piccole quantità” e “sostiene lo sviluppo di un mercato della cannabis regolato per legge”. Nata nel 1970, è un’associazione che ha sempre dimostrato un forte orientamento liberale, e che oggi, considerando gli enormi passi avanti, si propone di rendere il mercato della cannabis comparabile per dimensioni a quello del tabacco e dell’alcool: obiettivo che pare ormai assai realistico considerando la rapida evoluzione della situazione negli Usa.

ARRIVANO ANCHE I LOBBISTI REPUBLICANI
. Ma è l’intero panorama politico statunitense a dimostrare un rinnovato interesse per la questione, in particolare i conservatori, che nonostante una storica e consolidata opposizione, si stanno progressivamente rendendo conto delle potenzialità di questo mercato, tanto che molti lobbisti conservatori hanno intrapreso carriere come lobbisti dell’industria della cannabis.
Sebbene la nascita di queste “Lobbies della cannabis” possa essere negativamente comparata con le già note Lobbies delle armi o del tabacco e dell’alcool americane, non era possibile permettersi di affrontare il mercato ed il sistema normativo senza una solida rappresentazione presso le sedi istituzionali, soprattutto tenendo conto del contesto dinamico e controverso a cui si fa riferimento.





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