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Uruguay: bilancio a 5 anni dalla prima legalizzazione

Uruguay: bilancio a 5 anni dalla prima legalizzazione

Sono già passati 5 anni e mezzo da quando l’Uruguay, ispirato dal presidente Pepe Mujica, fu il primo paese a legalizzare la cannabis nel dicembre 2013. E in questi giorni ricorre un altro anniversario importante: era il 19 luglio del 2017 quando fu autorizzata la vendita di cannabis nelle farmacie.

Oggi la rivoluzione verde tracciata dal piccolo paese sudamericano e imitata subito dopo dal Colorado, che ha aperto le legalizzazioni americane per l’uso ricreativo, sta coinvolgendo sempre più paesi che si stanno convincendo che sia la strada giusta da percorrere per motivi che incrociano l’economia, la salute pubblica e il diritto. Un esempio su tutti rimane il Canada, primo paese tra quelli del G7 a rendere la cannabis legale dopo la promessa in campagna elettorale del presidente Trudeau.

Intanto, tra critiche internazionali e procedimenti regolatori, la cannabis uruguaiana continua a crescere e svilupparsi, dopo aver superato le problematiche iniziali dovute a una riforma storica dalla portata internazionale.

Un primo plauso per il percorso intrapreso, è arrivato da uno studio pubblicato nel 2018 che prendeva in considerazione i vari approcci. David Nutt, professore di Neuropsicofarmacologia presso l’Imperial College di Londra che ha partecipato alla ricerca, spiega: “Abbiamo fatto un’analisi sistematica considerando 27 variabili che hanno dimostrato che il modello di sanità pubblica uruguaiano è meglio che il libero mercato in Colorado e più conveniente della depenalizzazione del Portogallo; il peggiore, di gran lunga, è il nostro modello di criminalizzazione della sostanza”. Ma come sta andando la legalizzazione in Uruguay?

AUTOPRODUZIONE, CLUB E FARMACIE
In Uruguay sono 3  le strade che permettono di consumare cannabis a scopo ricreativo: l’autoproduzione fino a un massimo di 6 piante per famiglia, la coltivazione in un club, nel quale si possono coltivare fino a 99 piante e la vendita in farmacia. Qui è possibile acquistare fino a 40 grammi al mese ad un prezzo di poco superiore a 1 euro al grammo. Le due varietà in vendita hanno un contenuto di THC compreso tra il 7 e il 9%.
La cannabis è acquistabile o coltivabile solo dai residenti, che, per ognuna delle opzioni prescelte, devono essere registrati. Da ciò che racconta Eldiario.es, secondo le stime dell’Instituto de Regulación y Control del Cannabis, delle oltre 45mila persone registrate a febbraio 2019, quasi 35mila la acquistano in farmacia, poco meno di 7mila hanno optato per la coltivazione in casa, mentre altre 3mila hanno scelto di aggregarsi in uno dei 115 club che sono stati fondati fino ad oggi.

IL PROBLEMA BANCARIO
Come successo anche negli Stati Uniti, uno dei problemi principali sono le linee di credito e la gestione dei pagamenti, motivo per cui le farmacie che portano avanti la vendita di cannabis, 16 sulle circa 100o del paese, devono gestire tutta l’attività in contanti. Le banche infatti, vista l’illegalità della sostanza a livello internazionale, non accettano di aprire conti correnti per queste attività. Un problema che si riflette sui cittadini. Delle 16 farmacie autorizzate infatti 7 sono nella capitale Montevideo, e le altre 9 nel resto del paese costringendo le persone a percorrere anche 100 chilometri per raggiugnere la più vicina.

Mentre un altro problema riguarda la fornitura di cannabis. Come è successo in Canada in tempi più recenti, la domanda è spesso superiore all’offerta: basti pensare che attualmente in Uruguay sono solo 2 le società autorizzate alla produzione di cannabis. La soluzione è stata quella di aprire un bando a febbraio che dovrebbe dare 5 nuove licenze.

IL CONTRASTO AL NARCOTRAFFICO
Secondo la Ircca, l’agenzia governativa che regolamenta e controlla il fenomeno, nei primi 5 anni sono stati tolti dalle mani dei narcotrafficanti profitti per 22 milioni di dollari. Una cifra che va letta alla luce del fatto che il governo nel 2014 aveva autorizzato l’autoproduzione in casa, nel 2015 la coltivazione associata nel club, e la vendita nelle farmacie solo a partire dal 2017. Ad ogni modo gli illeciti persistono e secondo Eldiario la maggior parte della cannabis illegale arriva dal Paraguay, con costi più bassi rispetto a quella legale. Inoltre accade che una prodotto che all’inizio è lecito, come può essere la cannabis prodotta nei club, venga poi venduta sul mercato nero per incrementare i guadagni.

L’INDUSTRIA DELLA CANNABIS MEDICA
Secondo i critici il governo che è succeduto a Pepe Mujica ha rallentato le operazioni perché non completamente favorevole al processo. Ma le aziende che si dedicano alla cannabis in medicina spingono affinché aumentino le produzioni e la ricerca scientifica. Ad ottobre, per facilitare le operazioni, è stata fondata la Cámara de Empresas de Cannabis Medicinal (Cecam), che riunisce 20 aziende del settore.

Uruguay: bilancio a 5 anni dalla prima legalizzazione

TG DV


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