Contro-informazione

Uomo e natura

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Al giorno d’oggi si demandano i nostri bisogni al mercato che produce i servizi di cui necessitiamo attraverso i grandi produttori, i quali costituiscono l’1% della popolazione mondiale ed il loro scopo è concentrare le ricchezze nelle loro mani. Non è sfamare o nutrire ma spingere al consumo di articoli, prodotti elaborati, la cui produzione crea uno sconvolgimento degli equilibri naturali, cambiamenti irreversibili, vedi il clima, i rifiuti che non sono eternamente riciclabili, lo sfruttamento fino all’impoverimento dei mari, etc, poiché tutto si basa sull’uso sconsiderato, talvolta senza nemmeno porsi il problema se quelle cose comprate e consumate servono davvero e a quale prezzo per l’ambiente. Fortunatamente qualcosa sta cambiando e si comincia ad assistere ad una lenta presa di coscienza degli errori compiuti ed ai primi tentativi di porvi rimedio. In tale contesto cresce ogni giorno di più il desiderio di riavvicinarsi ad uno stile di vita naturale, formando nuove generazioni di cittadini, più consapevoli e responsabili, per i quali l’idea di sviluppo si già connaturata con quella di ambiente. Per uscire dalla grave crisi culturale e ambientale che investe tutta la Terra occorre impegnarsi attivamente e in prima persona, perché solo questa è la chiave per la sopravvivenza collettiva individuale.

Il maestro zen vietnamita Thich Nhat Hanh afferma che “Il nostro stile di vita influenza fortemente il mondo animale e vegetale, eppure ci comportiamo come se la nostra vita quotidiana non avesse niente a che vedere con le condizioni del mondo. Siamo come sonnambuli: non sappiamo quel che facciamo né dove stiamo andando. Il futuro di ogni forma di vita, compresa la nostra, dipende dai passi consapevoli che facciamo. Eppure ognuno può fare qualcosa per proteggere il Pianeta e averne cura. Dobbiamo vivere in un modo che dia ai nostri figli e nipoti la possibilità di avere un futuro.”

Proviamo ad immaginare la reazione del nostro pianeta se il genere umano fosse tolto di colpo. Quanto tempo ci metterebbe la natura a cancellare le nostre tracce, a riparare i danni che abbiamo fatto, a riempire il vuoto da noi lasciato, a vincere contro i nostri veleni, a curare le ferite delle cicatrici che le abbiamo inflitto? Alcuni studiosi affermano che probabilmente le nostre strutture e opere monumentali che apparentemente sembrano così invincibile collasserebbero quasi subito. La natura, invece, avrebbe bisogno di molto più tempo per riassorbire tutti i materiali che abbiamo messo in circolazione, come la quantità di carbonio che abbiamo dissotterrato e rimesso in circolo nell’atmosfera.

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Ma noi sappiamo che la natura ha tutto il tempo del mondo e che ha superato in passato perdite peggiori di quelle che gli stiamo affliggendo, tornando sempre a riciclarsi, a rinascere in questa o in quella reincarnazione e a mostrarci continuamente un mutevole spettacolo che continuerà sempre a rinnovarsi. Tutto questo ci dà una gran pace e spesso ci autorizza a disinteressarci. Invece questa stupenda prospettiva non ci può esimere dalla responsabilità di vivere e di agire al più alto livello di consapevolezza possibile finché siamo qui. E, peggio, non ci può permettere di pensare di poter stare da una parte seduti a guardare mentre il mondo soffre per i nostri peccati. Rimanere ad osservare una farfalla, inchinarsi davanti ad una magnolia, meditare sulle meraviglie di una quercia o contemplare l’infinito del mare ci permette di fare uscire la nostra autenticità, di sentirci liberi, di ritrovare la pace interiore, di riconciliarci, di riscoprire valori e significati a volte dimenticati. Autenticità, responsabilità, impegno, dialogo, equilibrio, consapevolezza sono solo alcuni dei valori attorno ai quali riflettere. Perché essi sono i valori che la natura fa emergere dentro di noi.

Rispettare, dunque, significa anche agire. La crisi che minaccia di soffocare l’intero pianeta deve darci l’occasione di unire gli sforzi, di superare le presunte diversità di credo e nazione. Se non si riesce a salvare l’ambiente moriremo tutti, se invece ci impegniamo ad andare incontro ai suoi bisogni sopravviveremo tutti insieme, noi e tutti gli esseri ai quali siamo collegati. Niente esiste come identità isolata perché ogni cosa dipende dalle altre ed è connessa a loro, così come il fiore ha bisogno del sole, del terreno, della pioggia, degli insetti, anche noi umani non abbiamo un’esistenza separata da tutto il resto. Considerasi solo “esseri umani” è una macabra limitazione, poiché gli antenati da cui discendiamo non sono solo umani, ma anche animali e vegetali. Discendiamo persino dalle componenti minerali di cui è fatta la terra. Bisogna mettere da parte parole asettiche come “ambiente” o “ecosistema” e parlare di comunità viventi, di una grande rete di relazioni di cui noi siamo un nodo interagente. Relazioni fra gli uomini ma anche, identicamente, degli uomini con tutti gli altri abitanti della Terra.

Oggi il più gigantesco e pericoloso dei mali è il tallone dell’uomo che preme con furia su tutto il resto del mondo vivente, senza accorgersi che in tal modo preme anche su se stesso, perché la nostra specie è parte di una più ampia comunità vivente. Solo quando l’uomo avrà smesso di credersi il capolavoro della natura avrà fatto il primo passo per diventare uno dei capolavori della natura.

Ricorda: “Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è molto importante che tu la faccia.”

Silvia Crema

 





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