Emanuel Machel con un esemplare della “ganja suprema” giamaicana

C’è un biologo che sta lavorando da anni per recuperare l’originale “ganja suprema”, quella che fumavano Bob Marley, Peter Tosh e tutti i rastafariani fino agli anni settanta. Una varietà indigena giamaicana considerata ormai estinta dagli anni ’80.

Il ricercatore si chiama Emanuel Machel, ha origine dominicane, e conduce gli studi nel laboratorio del giardino botanico del dipartimento di biologia dell’università delle Indie Occidentali da Kingston. A quando dice l’impresa quasi impossibile gli è ormai riuscita, e a breve le canne di Bob Marley potranno tornare una realtà.

La “ganja perduta” della Giamaica aveva peculiarità proprie, non solo per le grandi dimensioni della pianta, ma soprattuto per «alcune caratteristiche uniche, come il suo fiore, il suo odore, il suo sapore e persino la particolare euforia che provocava la sua assunzione» ha spiegato Emmanuel Machel in una video intervista.

Questo tipo indigeno di cannabis giamaicana è rapidamente scomparso, soppiantato da nuovi ibridi di provenienza estera, a partire dagli anni ’80. Erano gli anni dell’inizio della war on drugs mondiale voluta dal presidente americano Ronald Reagan. In Giamaica si iniziò la guerra alle coltivazioni, anche con l’uso di aerei ed elicotteri per individuarle. La varietà di cannabis giamaicana, a causa delle sue grandi dimensioni che ne rendevano facile l’individuazione, venne rapidamente abbandonata in favore di nuovi ibridi di proporzioni più contenute e di maggiore resa in termini di grammi di infiorescenze prodotte per pianta e concentrazione di THC.

Per ritrovare alcuni esemplari della ganja suprema dei rastafari Emmanuel Machel ha girato per tutta l’isola o quasi fino a quando, raggiungendo una comunità rasta posta a sei ore di cammino da qualsiasi civiltà urbana ha trovato un uomo che ancora coltivava la varietà originale.

Ora Machel nel suo laboratorio sta cercando di recuperare in modo definiivo la pianta, riuscendo a metterne da parte un numero rassicurante di semi. La sua idea per il futuro è quella di avviarne una commercializzazione, ma su base etica, in linea coi principi del rastafarianesimo, del quale pure lui è seguace. «C’è un interesse per così dire nostalgico che potrebbe essere valorizzato attraverso il marketing –  afferma il biologo – la reputazione della Giamaica su queste piante è un valore aggiunto. Potremmo avere un prodotto unico basato su un’indicazione geografica tipica, un po’ come lo champagne in Francia, e vendere così la pura e vecchia cannabis giamaicana».





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