Le mascherine usate sono il rifiuto più emblematico dell’ultimo anno con volumi in cresciuta e una gestione ancora traballante. Nel migliore dei casi, il loro destino è la discarica o l’incenerimento. Nel peggiore, la dispersione nell’ambiente.

Per questo, diverse start up e realtà di ricerca, tra cui il Fraunhofer Institute insieme a SABIC e Procter & Gamble, hanno iniziato a studiare come riciclare le mascherine chirurgiche in ottica dell’economia circolare.

“Un prodotto medico monouso come una mascherina chirurgica ha elevati requisiti di igiene, sia in termini di smaltimento che di produzione. Il riciclaggio meccanico non avrebbe funzionato”, spiega il dott. Alexander Hofmann, a capo del dipartimento Gestione del Riciclo presso il Fraunhofer Institute. “Nella nostra soluzione, quindi, abbiamo prima triturato automaticamente le mascherine poi le abbiamo convertite termochimicamente in olio di pirolisi”.

La riuscita di questo progetto pilota  si basa sul fatto che il processo rompe le fibre in polipropilene (PP), di cui sono composte le mascherine, distruggendo anche possibili contaminati o agenti patogeni. SABIC, da parte sua, ha trasformato l’olio in materia prima per la produzione di nuova resina PP. Infine, per chiudere il cerchio, P&G ha impiegato il polipropilene riciclato per realizzare nuove fibre non tessute.





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