Andrea Ravo Mattoni nasce a Varese nel 1981 in una famiglia legata al mondo dell’arte. Nel 1995 inizia il suo percorso della durata di alcuni anni come writer iscrivendosi poi all’Accademia d’Arte di Brera a Milano. Nel 2016 torna a impugnare gli spray per un progetto unico e impressionante con lo scopo di recuperare il classicismo nel contemporaneo e unire passato e presente creando un museo a cielo aperto visibile da tutti.

Il giovane artista diviene internazionalmente riconosciuto come colui che rappresenta il maestro del Barocco, Caravaggio, su facciate di palazzi ed enormi porzioni di muro spaziando sul territorio: prima Varese, poi Messina, Sassari, il Canton Ticino, Londra, Bruxelles, Bordeaux, Parigi e così via.

Nella biografia cita Peppino Impastato «Bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore». Stupore e curiosità che sono il motore per la ricerca della verità e del pensiero critico.

Tecnicamente Andrea impiega non meno di quattro giorni per realizzare ogni murales e utilizza oltre cento bombolette spray: la difficoltà maggiore risiede infatti nella ricerca delle sfumature che con gli spray non possono essere ottenute mescolando i colori, ma devono essere ricercate una a una, portando così lo street artist a utilizzare un numero enorme di bombolette per replicare l’utilizzo che Michelangelo Merisi da Caravaggio, Velasquez o Rubens fanno dei giochi di luce e buio che caratterizzano i loro lavori.

Le dimensioni dei lavori sono spesso considerevoli con aree di disegno di svariati metri quadrati, sia a causa dell’utilizzo dello spray che porta con sé un tratto mai inferiore al centimetro sia per risvegliare l’interesse da parte dello spettatore che non può fare a meno di cogliere come lo spazio viene inevitabilmente modificato dal lavoro realizzato. «In un’epoca di social network con abbondanza di immagini e frenesia, portare questo tipo di lavori sul territorio nazionale e oltre ingigantendoli può fermare il tempo e infondere una sorta di calma» spiega Ravo in un’intervista.

Riveste infine un ruolo centrale nel suo lavoro il legame tra opera, autore e territorio: la performance diventa occasione di dialogo diretto, il luogo parte integrante del progetto ed elemento capace di attribuire nuovi significati all’esperienza della visione di quelle opere, dando forma così a un’utopia: la realizzazione di un museo a cielo aperto e porta d’ingresso verso i musei dove le opere originali sono esposte.

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