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Posi è una cantautrice, producer e dj italiana. Inizia a 13 anni la sua passione per la musica, costellando il proprio background di 3 album autoprodotti, collaborazioni con artisti come Articolo31 e il rapper americano Rhazel, live e dj set in tutta Italia ed all’estero. Dapprima ragazza prodigio dell’hip hop made in Italy, ora evoluta alle sonorità electro, sperimentando stili e connubi di suoni originalissimi. Con le sue parole taglienti ed un’ironia provocatoria che arriva diretta alle coscienze, idolo della comunità gay e lesbo italiana, è tra le dj più richieste nel nostro paese. Anti-diva e fuori dagli schemi, contro tendenza ed antitesi dei cliché, alterna live al cardiopalma, a dj set in consolle dai bassi predominanti.

Il tuo è davvero un lungo percorso musicale, cominciato già a 13 anni, cosa ha fatto esplodere questo amore per la musica?
L’insoddisfazione della vita. Una città che mi andava stretta, e persone di plexiglass. Il bisogno di urlare un disagio, mi ha fatto prendere una penna, e scrivere in rima. Avrei potuto buttarmi sull’alcool o imbottirmi di psicofarmaci per fingere di vivere una vita parallela. Invece è stato spontaneo accingermi alla scrittura. In realtà l’approccio è il medesimo. L’esigenza di alienare il cervello, vomitare pensieri e parole, e crearti una sorta di limbo, nel quale vivere con il proprio mondo ovattato. Quando ero piccola, non avevo capito che il mio bisogno viscerale di scrivere, era per fuggire da quegli stessi pensieri che mi tenevano sveglia la notte. Poi da grande, la musica è stata la mia più grande terapia. La mia riabilitazione. Come andare in analisi. Ora, consapevole dell’assuefazione, non posso più farne a meno.

Leggendo la tua bio viene fuori che fai veramente di tutto. Cantautrice, dj, producer… Ma tu come ti definisci?
Come una persona pratica. Che se domani si svegliasse e volesse fare il meccanico, mi comprerei una tuta blu, ed inizierei ad imparare per poterlo fare al meglio. Non mi interessa definirmi in una categoria, voglio fare tutto (o quel poco fatto bene) perché questi giorni finiscono senza che me ne accorga, troppo in fretta. Ed ho imparato, per questo, a dormire 4 ore per notte, in modo da avere più tempo per fare tutto il resto. Mi definisco la calamita dei miei stessi pensieri…appena formulo in pensiero, dev’essere reso materia perché mi si appiccica addosso. Nello specifico, scrivo, produco e sono una Dj…una cosa non potrebbe più esistere senza l’altra…perché completa ed omogenea, nella diversità, tutto.

Il tuo sound è davvero incredibilmente originale. Più che un mash up di vari stili, io lo definirei una armoniosa evoluzione di questi. Come sei arrivata a tutto ciò?
Ti ringrazio di cuore, per aver avuto l’attenzione di captare queste sfumature. ne sono lusingata. Molto spesso mi capita di leggere recensioni, atte a descrivere un disco di una Dj da club, oppure, la rapper impazzita, oppure ancora la nuova “ragazzina pop costruita”. Fanculo. Questo disco è il frutto di 15 anni di esperienze, lacrime, sorrisi, salti, urla e silenzi. Nasce da un concetto: il voler stravolgere me stessa e quelle che erano le mie certezze. Ho messo sul banco del mixer il mio background, e l’ho stravolto. Perchè avevo necessità di farlo. Perchè crescendo, le esperienze ti forgiano ad altro, ed hai bisogno che per i nuovi testi, ci siano basi pronte a sorreggerli e viceversa. Così è nato “ilikePosi!”, dalla mia voglia di evolvermi. Senza rinnegare il passato, ma creando un insieme di quelle sonorità che nella vita quotidiana ascolto, e mi danno la carica giusta. E così è stato… volevo che questo disco fosse riconoscibile al primo ascolto… fosse diverso… a tal punto particolare da risultare a volte di difficile comprensione. Cazzo, che fatica però 😉

Che musica ascoltavi in passato? E ora?
In passato ascoltavo molto rap. Ti ripeto, quando sei più giovane, l’approccio alla musica è più superficiale, ascolti perchè ti piace, ma non hai ancora ben chiaro perchè ti piace. Quando cresci, una canzone diventa un poligono, dalle mille sfaccettature, e ti domandi ed interroghi sul perché ti piace così tanto. La differenza è che ora sai darti risposte. Ora ascolto di tutto, adoro i Beatles, i Queen, così come adoro passare, senza logica, da Ornella Vanoni ai Justice. Perchè ho necessità di non perdermi nulla. E di imparare da tutto. Chiaramente, il mio amore è sempre stato per i pilastri sacri dell’hiphop, quali TuPac, Cypress Hill, Run Dmc, e per la musica elettronica in generale. Ora le preferenze sono pressochè le stesse, con la sola differenza che lavorando come Dj 5 sere a settimana, mi drogo totalmente della musica che suono, e quindi super elettronica alla Daft Punk, Steed Lord, Cassius, Soulwax, etc.

Cosa ne pensi della situazione italiana?
E’ difficile. Io ho rifiutato tre diversi contratti con le più importanti Major perchè non avrei avuto più il benchè minimo controllo del mio lavoro. Scelta incosciente, ma per questo disco, ho pensato fosse la cosa migliore per la mia salute mentale. Internet ha creato realtà interessantissime, così come un’infinita quantità di artisti della domenica, che programmano pattern già impostati dalla casa madre del loro sampler, e si improvvisano beat maker, o fanno i dj programmando un computer. Fortunatamente ho vissuto i periodi genuini della musica, nel 98, quando la gente si faceva i chilometri per trovare un vinile, ed in Italia esistevano quei 3/4 negozietti sperduti, dove rifornirsi. Però credo, come in tutto, che esista un ciclo. E che una selezione naturale manterrà indenni quelle specie più forti, passionali e motivate, da quelle che intraprendono un’esperienza part-time.

Secondo te, la politica proibizionista attuata dallo Stato Italiano, è in qualche modo utile o efficace?
Lo Stato Italiano, politici e chiesa annessa (chiesa volutamente minuscolo), hanno la tendenza a mascherare problemi enormi, con provvedimenti inutili ed irrisori, al fine di celare altre grandi verità, pensando continuamente che il Popolo sia ignorante ed incapace di decidere. Credo, per esempio,che sia inutile vietare la somministrazione di alcolici ai minori di 16 anni, o la musica in free download, se lo stato italiano è il primo a non offrire alternative “attraenti” e protette per chi vuole svagarsi. Nel senso, la gente cresce, si susseguono i millenni, e la muffa in parlamento e al vaticano è sempre la stessa. Ancora a fare battaglie contro aborti, profilattici e gay. Ma dove vive questa gente? Su che galassia vanno a fare la spesa? Ma quando cazzo gira il millennio anche per loro?

Tra un palco e una console, cosa scegli?
La consolle su un palco! Non so scegliere, sono due esperienze totalmente diverse, ma come ti dissi, mi completano. Infatti per questo disco, ho attuato la performance 50% live e 50% dalla consolle, in modo da poter sia suonare i miei dischi, che i vari campionatori e sinth dalla consolle, ma anche cantare ed interagire più vicina al pubblico. dal palco.

“Voglio farmi la dj” ha avuto feedback davvero travolgente che ti ha portato a girare in numerosi locali notturni come il Plastic, come è stata questa esperienza?
Quando è esploso il “fenomeno” “Voglio farmi la dj” io non ne ero neppure a conoscenza. Andavo nei locali e la sentivo suonata dagli altri dj. Poi essendo particolarmente solitaria, non mi è mai capitato di andare a dire: “ehy, lo sai che è mia?”. Poi la gente la cantava, ed una sera in un bar qualunque, l’ho sentita come suoneria del cellulare di una ragazza.
E la prima parola è stata: “Cazzo!” Sono orgogliosa di questo, perché quella canzone porta con se un significato che non tutti sanno cogliere. La vedono come il tormentone notturno, quando in realtà dentro, nel suo naturale significato, c’è un affronto diretto al bigottismo e finto moralismo della chiesa, all’importanza della passione carnale, al mondo della notte visto sotto un’altra luce. Alla provocazione che sa scuotere le teste. Ed infatti così è stato. Voglio farmi la dj, paradossalmente, è diventata l’inno delle ragazze, più che dei ragazzi.

Il tuo ultimo album “I like Posi”, è davvero un’esplosione di suoni e colori, che cosa vuoi trasmettere alla gente? Qual’è il suo messaggio?
Questo disco è frutto di due anni di duro ed intenso lavoro. Di nottate insonni a risolvere imprevisti, e giornate a festeggiare piccole o grandi soddisfazioni. Ho creato insieme a Giulia Bruno (fotografa dell’intero progetto e grande artista), una indie label dal nome: electronoplectro, nella quale diverse arti e persone si fondono insieme, per fare dei buoni prodotti. Dalla musica, al teatro, ai video, alla grafica. Riuscire in questa impresa è stato difficile e faticoso. Il messaggio che mi sento di voler trasmettere è quello di non pensare mai che sia finita, di crederci sempre, perché un solo minuto può salvarti o distruggerti la vita. Mi sento di dire che la fatica, presto o tardi viene ricompensata in gioia. Che ne vale sempre la pena, di credere in qualcosa e portarlo a termine, anche se hai tutti contro, anche se non hai più soldi, ed anche se la vita ti mette continuamente a dura prova, prima o poi ti conduce lei stessa alla soluzione.

Poggetti futuri? Cosa vuoi fare da “grande”?
Essere felice, soddisfatta, dormire bene la notte, ed essere circondata da poche persone, ma che sanno volermi bene disinteressatamente.

Andrea Carrara

Press Office – Lunatik
info@lunatik.it

 





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