Cosa può fare oggi un gruppo di persone, qualora decidesse di mettere in piedi una comunità intenzionale e dunque di vivere assieme condividendo spazi e attività? Attualmente possono costituire un’associazione o una cooperativa, trovarsi un luogo nel quale stare e, così, iniziare questa nuova esperienza comunitaria. Possono acquistare un immobile, magari un podere, oppure ottenerlo in gestione per qualche anno da qualche privato o ente locale. E dopo qualche decennio di vita comunitaria, che fare se un membro viene a mancare? A chi viene trasmessa l’eredità? Sono una famiglia queste persone, che per decenni hanno condiviso tutto? E quali diritti, e doveri, hanno i membri del gruppo l’uno verso l’altro?


A porsi questi interrogativi sono le realtà degli Ecovillaggi, uno degli esempi più compiuti di comunità intenzionale. E così la Rete Italiana Villaggi Ecologici (RIVE), insieme a Conacreis, Rete italiana Cohousing e Rete europea Salus, ha pensato a una legge per dare una risposta a quelle domande. Dal 22 ottobre del 2020 la proposta di legge è depositata alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, depositata dall’On. Zolezzi (M5S). Una proposta di legge piuttosto complessa che si dà come obiettivo quello di inquadrarle giuridicamente. L’obiettivo è uno: rendere la comunità intenzionale una vera e propria forma giuridica particolare. Dunque, se vuoi fare vita comunitaria, non hai più bisogno di aprire associazioni, cooperative, aziende agricole, società e altro: a queste forme, appunto, si aggiungerebbe quella della comunità intenzionale.

Questa legge – racconta Federico Palla, dell’Ecovillaggio Lumen e consigliere RIVE – consentirebbe di coabitare in forma agevolata. Questa legge permetterebbe di affrontare la questione abitativa, che in Italia è importante. Si pensi alle vecchie cascine, di cui l’Italia è piena. Uno dei problemi è il loro essere frazionate: da immobili indivisi sono stati, per motivi di successione ereditaria, parcellizzate in nuclei più piccoli. Dunque, quella che una volta era un luogo dove fare vita comunitaria, oggi è un luogo diviso in locali e, per lo più, con proprietari diversi. Diventano un condominio insomma. Questo è uno dei problemi del ripopolamento delle aree rurali: questa legge sarebbe d’aiuto, consentirebbe di creare nuovi spazi pubblici”.

Un’altra questione, fondamentale, che la legge va a toccare, è quella della famiglia. Che cos’è una famiglia? In Italia la famiglia è pensata, culturalmente parlando, e in parte anche giuridicamente, sulla base dei legami di sangue. La legge introduce il concetto di intenzionalità: è famiglia non solo quella di sangue ma anche quella che si sceglie. “Il concetto di famiglia allargata è presente nella tradizione italiana, basti pensare a come vivevano le famiglie contadine negli anni Cinquanta – ci spiega ancora Federico Palla -. Ciò che la legge va a introdurre è l’intenzionalità. Con questa legge verrebbero riconosciute come famiglie anche quelle realtà in cui il legame di sangue è assente. La legge estenderebbe il concetto di famiglia”.

Si tratta di una legge con importanti ricadute sociali e culturali, quella che va a normare le comunità intenzionali. Ricadute che riguarderebbero, in qualche modo, tutta la società civile. Per la prima volta realtà percepite come “anti-sistema” o anarchiche, quella degli Ecovillaggi appunto, si muovono in direzione di una norma. Quali saranno i risultati di questa regolamentazione? Nuovi spazi di libertà oppure nuovi vincoli limitanti? Attualmente la legge è depositata, sta nel cassetto del Parlamento. Si aspetta la calendarizzazione e il dibattito che ne seguirà.





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