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Scusate il titolo burlesco, ma penso che Fulla Nayak, la donna indiana morta a 120 anni fumando marijuana tutti i giorni, avrebbe sorriso vedendosi attribuire tale aggettivo in un articolo destinato principalmente al popolo italiano, dove viene mantenuto un forte proibizionismo soprattutto sulla cannabis, per “tutelare la salute dei suoi cittadini”.

La longevità della donna di Kanapur, nello stato dell’Orissa, infiamma ancora di più l’acceso dibattito tra il popolo antiproibizionista e chi governa. La notizia della longevità di Fulla Nayak aveva già fatto parlare per la possibilità di rientrare nel libro dei guinness dei primati.

L’anziana donna era diventata famosa nel villaggio proprio per il suo frequente consumo di cannabis, oltre che al tea e al succo di palma.

La notizia è riportata dalla maggior parte dei giornali aggiungendo cinque anni all’età anagrafica di Fulla Nayak, in base alle dichiarazioni fatte dal nipote (72 anni) della donna indiana che ha parlato di 125 anni. In realtà sembra essere stato ritrovato un documento che accerta un’età di 120 anni.

Se nella marijuana risieda il segreto della longevità è sicuramente un dato ancora da indagare, mentre sono indiscusse le proprietà benefiche di questa pianta. Provato invece il suo grado di tossicità: talmente basso da non essere letale a qualsiasi dose fisicamente assimilabile.

Insomma, con la fine del proibizionismo e l’agevolazione della ricerca sulla cannabis, magari scopriremo che, come cantava ironicamente Brusco nella canzone L’erba della giovinezza: “… Non invecchia mai chi fuma ganja… questa è la speranza”.

 





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