È sotto gli occhi di tutti, persino dei negazionisti, l’intensificarsi dei fenomeni meterologici e quanto siamo impreparati nell’affrontarli. Dei danni, anche in termini di vite umane, abbiamo imparato a dimenticarci in fretta, incalzati dal nuovo disastro in diretta.

Allo studio di infrastrutture più resilienti è dedicato un filone della ricerca dal quale, tra gli innovativi sistemi in grado di proteggere l’ambiente dagli impatti più traumatici, è stata progettata una barriera artificiale utile a contenere i danni causati da vento e onde alle coste. Inventata all’interno dell’Università del Queensland, in Australia, è stata battezzata “Foresta galleggiante” e trova nell’unione di elementi frangi-flutti a strutture frangivento la sua caratteristica distintiva: la struttura dissipa l’energia marina in modo simile a quello in cui una rampa di sicurezza può rallentare un veicolo in accelerazione nelle strade fortemente inclinate e contemporaneamente smorza il vento grazie a una serie di tubi in plastica e cemento alti fino a 20 metri.

L’obiettivo è quello di prevenire l’erosione costiera e proteggere attività e infrastrutture in caso di tifoni o tempeste, una risorsa che potrebbe diventare particolarmente preziosa in luoghi colpiti da forti stagioni cicloniche come il Bangladesh, il Mozambico, Taiwan e le Filippine.





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