Taranto, dopo decenni in cui ha subìto un inaccettabile ricatto tra lavoro e tutela della salute ha bisogno, ora, di ripensare il suo futuro attraverso un nuovo modello di sviluppo sostenibile che garantisca crescita economica e buona occupazione, senza pregiudicare l’ambiente e le risorse naturali”. Così l’assessore regionale allo sviluppo economico del capoluogo ionico ha commentato il piano per  cambiare il volto della città e avviare una importante opera di riqualificazione e rigenerazione urbana.

Taranto, da anni protagonista della cronaca ambientale e sindacale a causa delle vertenza Ilva AncelorMittal, è una delle aree più inquinate in Europa e, tra i 27 siti di interesse nazionale individuati dal Ministero dell’Ambiente è certamente l’area a più elevato rischio ambientale. L’inquinamento di Taranto però non deriva solo dall’acciaieria: tutta l’area è compromessa per la presenza di più situazioni critiche ambientali. Ma la situazione sta cambiando.

La novità, rispetto ai progetti di bonifica del passato, è rappresentata dal modello messo in campo, che coniuga gli aspetti fisici di una bonifica ambientale a quelli socio-economici. Un progetto ambizioso da quasi 600 milioni di lavori da investire nel triennio 2020-2023 per dare forma a una nuova idea di sviluppo.

Si inizierà dal Mare Piccolo, un unicum sia a livello biologico sia per le potenzialità da mettere a disposizione del terziario. Con la progressiva dismissione del vecchio Arsenale, che il Governo  vorrebbe trasformare in un museo storico con pochi eguali in Italia, il Mar Piccolo si candida a diventare la nicchia ideale per sport acquatici a basso impatto ambientale e per l’osservazione e lo studio della fauna ittica e avicola presente.

Il prossimo passo importante è legato all’attuazione del Piano di Monitoraggio Integrato attivato dal Commissario Straordinario per la bonifica di Taranto, con circa 600 stazioni per testare la situazione delle acque superficiali e sotterranee, del mare e del suolo.

Seguiranno gli interventi all’interno del Sito di Interesse Nazionale di Taranto (SIN) e dell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (Taranto, Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola), fino alla predisposizione e all’attuazione di misure a medio e lungo termine sull’intera Area Vasta, passando per la messa in sicurezza e la gestione di rifiuti pericolosi abbandonati.





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