Al ritmo dell’equivalente della superficie di un campo da calcio al minuto, la deforestazione dell’Amazzonia è un tema sempre più caldo per via delle conseguenze che la distruzione di questo polmone verde ha sull’intero pianeta in termini di anidride carbonica e perdita di biodiversità. Le immagini degli incendi di questa estate hanno aiutato a far passare il concetto che se la foresta muore, il danno riguarda tutti, ragione per cui non possiamo restare a guardare. Una considerazione tanto più vera per i paesi che ospitano la più grande foresta pluviale della Terra e che possono cambiare il corso degli eventi attraverso politiche mirate.

Così sette stati sudamericani (Colombia, Perù, Ecuador, Bolivia, Brasile, Guyana e Suriname) hanno stretto un’alleanza denominata “Patto di Leticia per l’Amazzonia” per combattere le economie illegali che mettono a rischio la vegetazione, impegnandosi anche a scambiare tra loro le conoscenze riguardanti il contrasto degli incendi forestali e a strutturare monitoraggi congiunti.

Il presidente colombiano ha detto che “la situazione attuale richiede di lasciare da parte qualsiasi differenza e mantenere l’unità di fronte alle avversità“. A favore di una non commercializzazione della foresta.

Alla riunione hanno partecipato anche rappresentanti dei popoli indigeni, tribù che con la loro storia e con le loro tradizioni hanno contribuito a proteggere la biodiversità di questo grande ecosistema.

Speriamo che le parole si tramutino in fatti.





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