L’OMS ha finalmente rimosso il “disturbo dell’identità di genere” tra i disturbi mentali elencati dal proprio manuale globale per le diagnosi. Il cambiamento, annunciato già la scorsa estate, ci ha messo un po’ ad essere approvato. Il testo ora parla di “incongruenza di genere” nel capitolo sulla salute sessuale e non più in quello sui disturbi mentali.

L'”incongruenza di genere”, finora conosciuta come “disforia di genere”, è descritta come la sensazione di angoscia quando l’identità di genere di un individuo è in contrasto con il genere assegnato alla nascita.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato che “è ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender“. La decisione di lasciarla in un capitolo dell’International Classification of Diseases (ICD) nasce dall’esistenza di un notevole bisogno di importanti cure sanitarie che può essere soddisfatto se la transessualità rimane all’interno dell’Icd stesso.

Solo lo scorso aprile negli Stati Uniti è entrata in vigore la restrizione secondo cui le persone transgender non possono fare parte dell’esercito americano, una misura che non riguarda i militari già in servizio ma solo le nuove reclute. Secondo la nuova politica a chiunque sia stato diagnosticata la disforia di genere e abbia ricevuto cure mediche – ormoni o interventi chirurgici – verrà inibito l’ingresso nell’esercito.

Dal 2016 le persone transgender potevano fare parte delle forze armate statunitensi – dichiarandosi tali –, grazie a un provvedimento voluto dall’ex presidente Barack Obama che prevedeva che l’esercito pagasse le spese mediche dei propri dipendenti che volevano sottoporsi alla transizione. Con Trump la situazione è cambiata.





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