“L’obesità è una malattia. Curabile.” Ecco il titolo della Position Paper presentata dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione col Centro Studio e Ricerca sull’Obesità (CRSO) al Ministero della Salute. Una relazione che offre uno spaccato della nostra società italiana che può tranquillamente essere una cartina tornasole per la situazione mondiale. Intanto un dato. In Italia muoiono 57 mila persone all’anno per cause riconducibili all’obesità: mille a settimana, 150 al giorno, una ogni 10 minuti.

Ma che cos’è l’obesità? Al contrario di quanto percepito dall’opinione pubblica l’obesità è una vera e propria malattia, riconosciuta come tale dall’OMS (Organismo Mondiale della Sanità) che già dal 1997 la descriveva come una epidemia globale destinata ad aumentare esponenzialmente.

In Italia questo problema viene relegato alla sfera puramente estetica. Il primo passo suggerito dal curatore Michele Carruba è quello di aggiungere all’elenco LEA (Livelli Essenziali di Assistenza coperti dal Servizio Sanitario Nazionale) questa patologia. In altri Paesi europei come il Regno Unito e la Francia hanno saputo riconoscere il problema e messo in atto una serie di iniziative volte sia alla risoluzione dei casi esistenti, sia alla ben più importante (e meno costosa) prevenzione. Prevenzione che viene caldamente consigliata anche in Italia inserendo un’ora a settimana di educazione alimentare a partire dalla scuola primaria.obesity-global-epidemic-fb

Dal punto di vista medico l’obesità è un accumulo adiposo, solitamente in zona addominale, che se non curato porta l’individuo ad una infiammazione cronica che a sua volta può sfociare nello sviluppo di malattie cardiovascolari, diabete, alcune forme di cancro, patologie polmonari, cataratta, pancreatiti, malattie del fegato, patologie renali, osteoartriti, infertilità e disfunzione erettile, depressione. L’inizio è quasi sempre dovuto a uno squilibrio tra calorie assunte e spesa energetica che porta un normotipo da sovrappeso a obeso. Una certa incidenza la fanno anche le predisposizioni genetiche.

L’incidenza maggiore si ha tra i 45 e i 65 anni: importante quindi fare prevenzione anche con gli adulti, ad esempio rendendo obbligatoria la misurazione del girovita ai controlli dal medico di base, come anche ostacolare ambienti obesogeni, incentivando le attività sportive e promuovendo stili di vita salutari e attivi.

L’obesità ha un riscontro importante anche dal punto di vista di impatto economico. Che sia diretto, ovvero le spese mediche di controllo e diagnosi di tutte le malattie associate all’essere obesi, o indiretto, quelle dovute alla perdita di produttività in ambito sociale e lavorativo in seguito all’insorgere delle patologie, si è calcolato che in media la differenza di costo tra un normo peso e un obeso è di 500 euro all’anno. Una soluzione interessante è quella della chirurgia bariatrica, come propone Luigi Piazza, presidente della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e della Malattie Metaboliche. Certo, non può e non deve essere applicata alla massa, ma rimane sicuramente una buona alternativa alla sola dieta. Così come la creazione di team multidisciplinari che possano affrontare la patologia sotto tutti i suoi molteplici aspetti.

Una cosa è certa: in Italia la metà della popolazione è sovrappeso o obesa. Un dato di fatto, ma che è possibile contrastare ed è assurdo che alla soglia del 2017 ci sia una mortalità  tanto alta per una malattia curabile e prevedibile.





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