Si continua a ripetere che la plastica sia sempre più un problema per l’ambiente. Un’emergenza. Il che è sicuramente vero: invadendo gli oceani e i terreni reca danni sempre più grossi e evidenti all’ecosistema. Più di recente della plastica si è iniziato a parlare anche come potenziale pericolo per la salute: microplastiche, minuscole particelle e fibre, sono già state trovate in pesci, uccelli e cetacei, prima di essere scoperte anche negli esseri umani, all’interno degli escrementi.

Le campagne di sensibilizzazione in corso sono solite fare appello alla responsabilità dei consumatori, ma riciclare la plastica è futile se si continua a investire prepotentemente nella sua produzione. Ecco perché qualcuno, come il movimento Break Free From Plastic, inizia a far notare che sarebbe utile spostare il focus della faccenda e rivolgere l’attenzione a monte.

La plastica per decenni è stata essenziale per la crescita dell’economia. Hanno persino provato a spacciarla come parte della soluzione ai cambiamenti climatici, sostenendo, erroneamente, che ha un’impronta di carbonio inferiore rispetto ad altri materiali. Di fatto, la plastica rilascia importanti gas serra, come il metano e l’etilene, che si decompongono negli ambienti terrestri e marini.

Il 99% delle materie plastiche proviene da combustibili fossili, come carbone, petrolio e gas. Il suo intero ciclo di vita, dall’inizio alla fine, è fortemente impattante: a partire dall’estrazione del combustibile fossile al fine di produrla, al suo utilizzo diffuso come imballaggio per il cibo, al suo smaltimento che include discariche, centri di riciclaggio e inceneritori.
In un modo o nell’altro, quasi tutti gli organismi del pianeta sono influenzati dalla produzione, dall’uso o dallo smaltimento della plastica, i cui effetti tossici permangono e si accumulano all’infinito nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo e nel terreno sotto i nostri piedi.

A peggiorare le cose, la produzione di plastica sta aumentando e continuerà a farlo. L’industria della plastica statunitense, ad esempio, prevede di aumentare la produzione del 30% nei prossimi anni. Non solo ci manca la capacità di riciclaggio per gestire la plastica già in circolazione e che andrà aumentando, ma le strategie nel riciclaggio danneggiano comunque l’ambiente e la salute pubblica andando a gravare sull’inquinamento atmosferico.

Le dieci aziende che inquinano di più attraverso l’utilizzo della plastica

Un dibattito che si concentra esclusivamente sui rifiuti, sulla raccolta e lo smaltimento fa il gioco dell’industria della plastica. Per anni, i produttori hanno investito in campagne di marketing e pubblicità per convincere i consumatori di essere loro stessi responsabili del problema della plastica, persuadendo di pari passo i governi che la gestione dei rifiuti dovrebbe essere il loro obiettivo principale. Così facendo, hanno impedito misure che limitassero la produzione e quindi i profitti.

Abbiamo tutti il ​​diritto di vivere in un ambiente sano e questo non sarà possibile finché non adotteremo misure giuridicamente vincolanti per limitare la produzione di materie plastiche e per ritenere le aziende e i governi responsabili del danno che la plastica fa al pianeta e quindi a noi stessi.

Ecco perché educare le persone sull’importanza del riciclaggio non è sufficiente.





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