Giuseppe Nicosia

Lo scorso 7 marzo sono stato invitato alla trasmissione “Popolo Sovrano“, che va in onda su RAI 2.
All’inizio mi è stato proposto un monologo di 3 minuti ma, come molti già sanno, a seguito di “esigenze di trasmissione” è stato possibile esternare, in un difficile contraddittorio, solo alcune delle ragioni che noi antiproibizionisti italiani sosteniamo a favore della legalizzazione della cannabis. Ritengo comunque necessario, al fine di far comprendere quale situazione stiamo vivendo, raccontare l’intera vicenda.

Il 5 marzo scorso ho ricevuto una chiamata dalla RAI che, a conoscenza della mia attività, mi ha invitato a esporre idee a favore dell’antiproibizionismo. Ho accettato.
In trasmissione speravo di elencare i problemi derivati dal proibizionismo in Italia. Avrei voluto concludere ricordando che in Italia, un maggiorenne che coltiva e consuma cannabis, sviluppa solo un grave problema: per via di una legge illogica e liberticida, viene considerato un criminale. Non è andata proprio così…

Il 7 marzo è stata una giornata pesante sin dal mattino: avevo partecipato, come tecnico nominato dall’avvocato di un agricoltore imputato di aver violato la 309/90, alle analisi di campioni di infiorescenze presso il Laboratorio Chimico del Gabinetto regionale della Polizia di Stato.
Durante le analisi, ho avuto modo di confrontarmi con il Direttore Tecnico e con un Commissario Capo. Secondo le loro stime, viene sequestrato almeno 1kg di marijuana per ogni grammo di cocaina. Questa è la prova tangibile del fatto che, il prodotto più redditizio per gli spacciatori è la droga meno pericolosa al mondo. Inoltre, considerato che i veri spacciatori non vengono mai presi solo con cannabis, si deduce che per lo più è la commistione tra i mercati che porta i giovani all’uso di droghe pesanti. Dopo aver analizzato le criticità della legge e l’attuale situazione, all’interno del laboratorio, tutti concordavano col fatto che servirebbe una maggiore informazione tecnico scientifica, oltre che ad una nuova legge. Finite le analisi, di corsa in aeroporto.

In aereo un signore seduto accanto a me, incuriosito dalle immagini dell’ultimo numero di Dolce Vita che stavo sfogliando, ha iniziato a chiedere informazioni in merito alla cannabis.
Mi ha confessato che prima anche lui fumava regolarmente ma, da quanto ha avuto figli, si limita a qualche canna con gli amici fuori casa. Ho chiesto perché, e lui mi ha risposto: “Per lo stesso motivo per il quale non dico a mia moglie che vado a prostitute. Mi imbarazza!“.
Mi ha dato fastidio sentir accomunare le due cose, ma effettivamente sono entrambi proibite nonostante facciano parte delle abitudini di milioni di italiani; ed è imbarazzante ammettere di violare una legge, anche se ingiusta.

Giunto a Roma, ho preso immediatamente un taxi per raggiungere Cinecittà. Quando ho detto all’autista il luogo di destinazione, mi ha chiesto ironicamente se ero famoso. Ho risposto che era famoso l’argomento che avrei trattato. Così, anche con lui, abbiamo parlato di cannabis: ne aveva fatto uso in gioventù; ma aveva smesso quando ha iniziato a guidare il taxi per timore di eventuali controlli; e che solo quando andava in vacanza, si concedeva il piacere. Era comunque a favore della legalizzazione sostenendo che è ingiusto permettere a certi lavoratori, come gli autisti appunto, di ubriacarsi ogni volta che si è liberi; ed è invece vietato farsi una canna. Infatti bastano poche ore per smaltire l’alcol in circolo e risultare “puliti” durante il servizio anche se hai ancora il mal di testa; mentre se fumi cannabis resti positivo ai test per giorni anche se sei perfettamente lucido.

Arrivato in studio, sono stato invitato ad accomodarmi nel camerino degli ospiti della puntata. Lì ho conosciuto gli altri ospiti, tra cui Simone Carabella, il proibizionista palestrato. Col Carabella abbiamo parlato solo dei suoi tuffi nel Tevere per Capodanno. Ogni anno infatti, lui è il primo a tuffarsi nel fiume, con frasi ad effetto scritte sul corpo. Lo scorso capodanno si è presentato con la scritta “SUB LEGE LIBERTAS”. Per gli storici l’espressione definiva la forza dello Stato romano che garantiva la libertà dei singoli, subordinata alla Legge in modo da rispettare l’ordine pubblico. Successivamente il motto fu usato da alcuni governi dittatoriali per dare una giustificazione ideologica alle limitazioni imposte alle libertà dei cittadini. In Italia l’espressione fu adottata come motto anche dalla “Polizia di Stato” ma, ritenuta poco adatta, fu poi cambiata con “VICINI ALLA GENTE”.

Simone ha dato l’impressione di essere un bravo ragazzo, con un gran bel fisico, impegnato socialmente ad aiutare i più deboli; italiani si intende. Di cannabis non sapeva nulla. Era contro le droghe, logicamente quelle illegali; mentre era palesemente a favore dei farmaci legali e degli integratori per culturisti. Chissà se sa che diversi atleti professionisti, come Arnold Schwarzenegger e Michael Phelps, hanno usato cannabis?!
Dopo un abbondante campagna antiproibizionista dietro le quinte, sono andato a sedermi tra il pubblico.

Durante la trasmissione è stato trattato il tema della disoccupazione giovanile, del reddito di cittadinanza, della famiglia, delle mamme all’estero, delle mamme single e delle donne che non vogliono figli. Poi si è parlato di droghe. Per chi non avesse visto la trasmissione, gli speciali video erano incentrati su realtà estreme: narravano la storia di ragazzi giovanissimi dipendenti da droghe addirittura più pericolose dell’eroina e della cocaina. I filmati mettevano in mostra quell’inaccettabile “cultura dello sballo” che chiunque, sano di mente, ripudia. Per tutta la durata di quei video mi sono chiesto perché invitarmi se non si parlava di cannabis?

Matteo Salvini

L’argomento è poi passato all’incidente causato da un presunto spacciatore in libertà, che ubriaco ha provocato la morte di due cittadini italiani. Un evento drammatico che Salvini ha usato per annunciare di voler abolire la “modica quantità“. Non trovo il nesso logico, in quanto l’assassino in questione era ubriaco ed era indagato per il traffico di 225Kg di droga. Cosa c’entra la modica quantità?
È stato a quel punto che mi è stato chiesto di intervenire.

Ho provato a sottolineare quanto fosse grave l’atteggiamento di certi politici bravissimi a cavalcare la rabbia della gente quando avviene un evento drammatico, ma assenti quando c’è da perseguitare assassini molto più pericolosi, come i responsabili dell’inquinamento che causa morti meno sensazionalistiche ma altrettanto ingiuste. L’Istituto superiore di Sanità stima che gli incidenti stradali alcol/droga correlati in Italia sono pari al 30-35% degli incidenti mortali: dunque, nel nostro Paese, il numero di vittime al volante a causa dell’abuso di alcol e altre droghe raggiunge quasi certamente le 1.500 persone l’anno.
Un rapporto dal titolo “La sfida della qualità dell’aria nelle città italiane”, presentato al Senato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, rivela che l’Italia è tra i peggiori paesi europei per l’inquinamento atmosferico con circa 1.500 decessi per milione di abitanti.
Per ogni morto in incidenti stradali provocati dall’abuso di sostanze stupefacenti (alcol in primis), muoiono quasi 70 persone per inquinamento. Purtroppo non fa scalpore la lenta morte di queste vittime e Salvini punta il dito contro un problema che deve essere risolto ma che, nonostante la drammaticità, non è grave come vogliono farci credere. Logicamente, ho solo accennato alla cosa, per poi passare immediatamente al tema “cannabis”. Ho dovuto da subito superare le voci di chi urla non avendo argomenti logici. Nonostante la difficoltà, sono riuscito a far passare parte del messaggio.

Rivedendo il programma, ho notato che il mio microfono veniva spento, mentre quello dell’avversario proibizionista è rimasto acceso per tutto il tempo. Avrei certamente preferito un confronto serio, affrontando il problema in modo da far comprendere la verità ai telespettatori. Ma sappiamo quanto ancora sia scomodo questo tema.

Belle le dichiarazioni di Barbara Alberti e la posizione di Peter Gomez, entrambi dichiaratisi antiproibizionisti. Alla fine della trasmissione, moltissime persone presenti in studio sono venute a stringermi la mano; e molti degli ospiti si sono detti certi di una futura legalizzazione della cannabis anche nel nostro Paese.

Finita la trasmissione ho preso un altro taxi per andare in hotel. Questa volta a guidare il mezzo c’era un simpatico abruzzese sessantenne. Anche lui mi ha chiesto della trasmissione. Quando gli ho detto che ero andato per parlare di droghe, si è subito allarmato. Poi, quando ho specificato che trattavo il tema “cannabis”, ha iniziato a raccontarmi che lui la conosceva bene la canapa, perché la coltivavano i suoi genitori. Ricordava che la mettevano a bagno, poi la facevano asciugare e la lavoravano con arnesi rudimentali. Mi ha chiesto perché la canapa era stata vietata, non riconducendo minimamente il vegetale alla marijuana. Ascoltando la spiegazione ha riso più volte e, alla fine, ha voluto raccontarmi una storia che condivido volentieri con i lettori.

Mi ha detto che un po’ di tempo fa, ha partecipato a una rimpatriata con amici. Durante la serata hanno stappato diverse bottiglie di ottimo vino. Alla fine erano tutti molto allegri, diciamo anche ubriachi, eppure ognuno ha preso la propria auto e si è messo alla guida. Ho fatto presente che era stata una scelta incosciente e che erano fortunati ad essere arrivati sani e salvi a destinazione. Lui mi ha dato ragione, ma ha anche ribadito sottolineando che, alla fine, l’italiano dimentica le regole in funzione dei suoi bisogni. E, quando ho chiesto cosa avrebbe fatto lui per evitare questo tipo di comportamento, l’uomo mi ha risposto: «Non lo so, di certo è inutile proibire l’alcol. Forse bisognerebbe aumentare i controlli ma, soprattutto, educare meglio la popolazione, specie i proprietari dei ristoranti e dei bar che si interessano solo a far cassa».

Personalmente credo che questo sia valido con tutto, anche con la cannabis che è stata, è e sarà la droga più usata al mondo, soprattutto ora che le ricerche scientifiche dimostrano la bassissima tossicità e l’elevato potere terapeutico. Arrivati in hotel, il tassista mi ha chiesto se fumavo tanta cannabis. Ho risposto: «solo una o due spinelli al giorno, e quasi sempre in compagnia». Ho anche ammesso che, quando mi riunisco con gli amici, facciamo con l’erba ciò che molti fanno col vino: ne abusiamo un po’; ma senza metterci alla guida prima di aver recuperato le piene capacità psicofisiche. Lui ha sorriso e mi ha detto che sembravo stare molto bene, più di chi beve regolarmente alcol.

Questo racconto dimostra che il proibizionismo ha fallito. Moltissimi italiani consumano cannabis; mentre chi non la conosce, quando viene informato su come stanno realmente le cose, capisce che è tutto un grande inganno a favore delle narcomafie e a discapito dei cittadini.
Capisce che, se lo Stato impedisse davvero la legalizzazione della cannabis al fine di salvaguardare la salute dei cittadini, dato che non è mai morto nessuno per abuso di marijuana mentre l’alcol provoca la morte di circa 40.000 cittadini l’anno, si impegnerebbe a rendere illegale anche quello.

Concludo sottolineando che la mia posizione non è, e non sarà mai, a favore del consumo di droghe (legali o illegali). Io sono per l’informazione e la libertà di scelta. Sono per il rispetto delle giuste regole, soprattutto quelle necessarie a tutelare i minori.
Legalizzare la cannabis, servirebbe a separarla dal mercato della cocaina e dell’eroina, droghe che stanno tornando tristemente “di moda”; per colpa soprattutto di pusher che approfittando del disagio sociale di molti giovani, invogliandoli a provare droghe che inducono vera dipendenza, in modo da vincolare fisicamente il cliente.

Ciò che affermo è dimostrato dalle conseguenze della coraggiosa scelta del Colorado dove, dopo 5 anni dalla legalizzazione dell’uso ricreativo della cannabis per i maggiorenni, il mercato illegale è quasi scomparso, sostituito da dispensari dove i consumatori adulti vanno a scegliere e acquistare liberamente e in sicurezza. In Italia invece compriamo in zone ghettizzate, dove pericolosi spacciatore tirano fuori dalle mutande stecchette di chissà cosa.
In Colorado la cannabis prodotta e venduta viene controllata e certificata, mentre in Italia abbiamo trovato hashish tagliata con eroina.
In Colorado non c’è stato alcun incremento dell’uso tra i minori, ma grazie ai programmi di educazione, e non ai cani nelle scuole.
Dopo la legalizzazione della cannabis non si è registrato alcun problema sanitario, mentre si è ridotto il consumo di sostanze più pericolose.
Inoltre, il 5% della popolazione ha trovato lavoro grazie alla nuova filiera della cannabis, sono diminuite le spese per lo Stato americano, e sono cresciute le entrate; perché finalmente ci guadagnano i cittadini, e non i criminali.

In Italia si stima che, se venisse legalizzata la cannabis per i maggiorenni, si creerebbero circa 300.000 posti di lavoro; e 30 miliardi di euro finirebbero nelle casse dello Stato, piuttosto che nelle tasche di pericolose associazioni dedite allo spaccio e a cui interessa poco l’età dei consumatori.
Ma queste, seppur vere, sono affermazioni troppo scomode per la TV.
Spero di partecipare presto a trasmissioni più serie e avere la possibilità di confrontarmi civilmente con politici che si interessano all’argomento, piuttosto che con opinionisti ignoranti.

 

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