pesticidi

Ogni giorno, senza accorgercene, assumiamo una quantità enorme di pesticidi. Come? Semplicemente mangiando.

E’ quanto emerso da una relazione dell’Environmental Working Group (EWG) che ogni anno divulga l’elenco dei cibi incriminati, accusati di causare danni gravissimi all’organismo e di favorire l’insorgenza di malattie come il cancro, il lupus, l’artrite reumatoide e l’Alzheimer.

Le mele, considerate da sempre un vero e proprio toccasana, in base a quanto emerso da un’analisi effettuata su 32000 campioni, rientrano nella lista nera dei cibi più contaminati, proprio come la famigerata mela di Biancaneve, con la differenza che, in questo caso la magia, c’entra ben poco. Anche il cavolo e il peperoncino, trattati con pesticidi, sono dei veri e propri serbatoi di veleni nascosti, seguiti da pesche, fragole, peperoni, piselli, patate.

Non ci avevano detto che mangiare frutta e verdura ci avrebbe messo al riparo dal cancro e da altre malattie? Ci hanno rifilato un mucchio di bugie, allora? Dobbiamo forse dare un metaforico colpo di piccone alla piramide alimentare? In realtà, esistono pochi cibi non particolarmente contaminati dai pesticidi, come l’avocado, il mais dolce, l’ananas, le melanzane, le patate dolci e i piselli dolci congelati, ma non è sempre facile districarsi in questa giungla di veleni che ci minacciano quotidianamente. Il dato più inquietante emerso dalle analisi è che in un singolo grappolo d’uva sono stati trovati oltre 15 diversi pesticidi. Riuscite a immaginare anche solo lontanamente che cosa significa? Ogni volta che gustiamo un dolce e succoso acino d’uva, rischiamo di ingerire contemporaneamente più di 15 veleni potenzialmente molto nocivi per l’organismo.

Che fare allora? Non abbiamo molta scelta: o dobbiamo sperare di diventare immuni ai veleni, oppure dobbiamo comprare solo cibo biologico sicuro al 100%, perché del tutto privo di sostanze chimiche. Il problema è che molte famiglie in Italia e nel mondo vivono al di sotto della soglia di povertà, quindi, non tutti possono permettersi di optare per il biologico. C’è solo da augurarsi che il Governo vari delle riforme per vietare l’uso di pesticidi e incentivare, allo stesso tempo, la coltivazione di prodotti naturali su vasta scala, in modo da rendere più accessibili i costi.

In attesa che ciò accada, prestiamo particolare attenzione ai cibi che compriamo e assicuriamoci della provenienza, perché, se è vero che “siamo quello che mangiamo”, allora rischiamo di pagare un prezzo troppo alto per aver soddisfatto il bisogno primario per eccellenza.





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