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La Turchia mette il bavaglio alla musica dal vivo

Nelle ultime settimane la Turchia ha visto numerose cancellazioni di concerti e festival musicali da parte di autorità legate all’AKP del presidente Erdoğan: la repressione politica contro opposizione e minoranze tocca ora anche la musica

la Turchia mette il bavaglio alla misica

Un cantante si è visto cancellare un concerto due giorni prima della data da un Comune di Istanbul gestito dal Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP), in quanto non condivideva “i valori e i punti di vista” del comune. All’inizio di maggio, un festival giovanile di quattro giorni in programma in una provincia della Turchia occidentale è stato annullato all’ultimo minuto dal governatore con il divieto assoluto di tutti i raduni tranne quelli considerati “accettabili”. Pochi giorni dopo, una cantante curda di fama mondiale ha visto annullato il suo concerto da un altro Comune di provincia – anche questo gestito dall’AKP – che ha definito la sua musica “inappropriata”.

In maggio c’è stata una valanga di divieti di concerti da parte di Comuni o Governatorati gestiti dal partito al governo in Turchia. Sia gli appassionati di musica che i politici dell’opposizione denunciano questi divieti come ideologici. Mentre i tribunali emettono pesanti condanne a figure dissidenti, dal filantropo Osman Kavala a Canan Kaftancıoğlu, portavoce del principale partito di opposizione a Istanbul, la musica e le arti sono diventate un altro luogo di repressione della società civile turca.

LA MUSICA NON PIACE AL GOVERNO

Il cantante Niyazi Koyuncu fa parte della minoranza Laz della regione turca del Mar Nero ed è fratello del defunto cantante Kazım Koyuncu, che ha combinato esplicita appartenenza etnica e identità linguistica con una politica di sinistra radicale fino alla sua morte nel 2005. Il comune dell’AKP del distretto di Pendik di Istanbul non ha specificato esattamente quali dei loro “valori e punti di vista” Niyazi Koyuncu non condividerebbe quando ha cancellato il suo concerto. Tuttavia, nel suo tweet il cantante ha espresso la sua convinzione che il divieto fosse politico: “Nonostante tutti i divieti e i tentativi di emarginare gli altri, continueremo tutti insieme a cantare ancora più forte le nostre canzoni”.

Koyuncu si riferiva a una serie di divieti di alto profilo che hanno indignato molti in Turchia nell’ultimo mese. Il primo è stato l’Anadolu Fest, un evento a Eskişehir che avrebbe ospitato musicisti famosi come il cantante pop Levent Yüksel, il rapper Sagopa Kajmer e il musicista indie Deniz Tekin. Con 10mila biglietti venduti e solo tre giorni prima dell’evento, l’ufficio del governatore locale ha annunciato che tutti gli eventi sarebbero stati vietati per quindici giorni. Sebbene l’Anadolu Fest non fosse specificamente menzionato nella dichiarazione, la decisione l’ha effettivamente annullato.

La notizia del festival vietato si è rapidamente diffusa sui social media quando l’hashtag #FestivalimeDokunma (Don’t Touch My Festival) è diventato virale e i commenti di una figura filogovernativa sul divieto di Anadolu Fest hanno confermato i sospetti di molti che la recente serie di divieti sia correlata al progetto più ampio del governo di progettare una società più pia intervenendo negli stili di vita dei cittadini.

La Turchia mette il bavaglio alla musica dal vivo

LA CENSURA CONTRO I CURDI

Tuttavia, non tutti i recenti divieti riguardano lo stile di vita. Come nel caso del concerto cancellato a Istanbul, questi divieti spesso cercano di mettere a tacere le persone la cui identità politica o etnica è sgradita al governo.

Un esempio è quello di Aynur Doğan, il cui concerto previsto per il 2 maggio è stato cancellato dal comune di Derince nella provincia turca di Kocaeli dopo un’”indagine” che lo ha ritenuto “inappropriato”. Doğan è una musicista curda che ha tenuto concerti in tutto il mondo. Parlando al Parlamento turco, la deputata CHP Nurhayat Altaca Kayışoğlu ha affermato che il concerto di Doğan è stato cancellato semplicemente perché canta in curdo.

Dopo la cancellazione del concerto di Doğan, il vicepresidente del gruppo AKP Mustafa Elitaş ha definito la cantante “una persona impegnata nella propaganda del PKK”. Elitaş non ha presentato alcuna prova per questa accusa, ma sembrava riferirsi semplicemente al fatto che Doğan canta in lingua curda.

Mentre il mondo guarda con preoccupazione all’incarcerazione di esponenti di alto profilo dell’opposizione in Turchia, il recente divieto di concerti da parte di governatorati e municipalità locali getta una luce diversa su come funziona la repressione politica in Turchia. Non sono solo i dissidenti a essere presi di mira, ma chiunque si discosti dalla norma governativa del pio cittadino sunnita turco è sempre più soggetto a divieti e restrizioni arbitrari, anche sulla musica.

a cura di Pressenza

TG DV


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