«Mia madre era solita lavorare a maglia borse che potevamo usare per lo shopping. Non le butti via subito, potevi riutilizzarle. Erano fatte di canapa, eppure abbiamo distrutto la canapa nel nostro paese».
Potrebbe sembrare il discorso di un nostalgico della canapa, che l’ha conosciuta in giovane età, quando ancora era largamente coltivata, prima di vederla sparire dai campi di tutto il mondo. E invece è il discorso che Recep Tayyip Erdoğan, il presidente della Turchia, ha fatto di recente dal palazzo presidenziale.

Erdoğan ha spiegato che la Turchia è destinata a rinnovare la coltivazione di canapa e a incoraggiare la produzione di una varietà di prodotti locali con nuovi incentivi. In seguito, il ministro dell’Agricoltura, Berat Pakdemirli, ha rivelato i dettagli del piano. Ha detto che la Turchia ha già permesso la coltivazione della canapa in 19 delle sue 81 province, la maggior parte delle quali nell’Anatolia centrale e nella regione orientale del Mar Nero, e che il governo aggiungerebbe più province in linea con la domanda. Ha anche detto che i risultati di uno studio sulla coltivazione ecologica della canapa saranno presto resi pubblici.

Il governo della Turchia punta sulla canapa con l’obiettivo di rilanciare l’economia del paese. Il mercato globale della canapa industriale è attualmente valutato in 4 miliardi di dollari, ma si prevede che raggiungerà i 10,6 miliardi entro il 2025, secondo un rapporto del 2018 di Grand View Research.

Ahmet Atalik, capo della sezione di Istanbul della Camera degli ingegneri agricoli, ha detto che la Turchia ha un grande potenziale per la coltivazione. «La canapa è il tipo di pianta che può essere adattata a una vasta area nel nostro Paese. È una pianta che può essere coltivata senza irrigazione nella regione del Mar Nero dove le precipitazioni sono più di 700 centimetri e con poca irrigazione in altre regioni con elevata umidità relativa».





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