Paul Blake, conosciuto ai più come Frankie Paul, ha ceduto alle complicazioni del diabete il 18 maggio all’età di 51 anni, dopo una lunga malattia che lo ha pian piano debilitato fino a stremarlo; ricordiamo solo un anno fa l’ennesima sofferenza dovuta all’amputazione di un piede andato in cancrena.

Erano gli anni ’80 quando lo “Stevie Wonder giamaicano” si affaccia nell’affollato mondo musicale dell’isola caraibica: le sue doti vocali gli permettono di trovarsi a suo agio su tutti i tappeti musicali più in voga all’epoca ma l’amore per la nascente dancehall lo porta a focalizzarsi sul genere distinguendosi sia per la voce che per i testi.

Frankie Paul intende la musica come “life & fun” e tutto ciò si riscontra nei suoi testi in netta opposizione ai temi di quel periodo, tra i quali predominava da un lato la religione e le lotte dei rasta e dall’altro la vita di strada dei suoi colleghi della dancehall. I testi di Frankie Paul sono leggeri e frivoli, caratteristiche che diventeranno poi uno dei marchi di fabbrica dell’odierna dancehall music. Nato cieco, nel 1975 ha l’onore di esibirsi per Stevie Wonder il quale lo sprona ad intraprendere la carriera musicale, ed è cosi che dopo qualche singolo nel 1983 il sound system Channel One suona un suo pezzo durante un sound clash: è in quel momento che la carriera di Frankie Paul inizia davvero. Nello stesso anno esce uno dei pezzi cardine della sua discografia, quel “Worries In The Dance” che condanna la violenza che spesso e volentieri rovinava le dancehall di quel periodo. Ormai sembra che Paul non sbagli un colpo e cosi che l’anno seguente escono “Fire Deh a Mus Mus Tali” e “Pass the Tu-Sheng-Peng” ganja anthem, anch’esso pietra miliare della musica giamaicana. Nel corso degli anni ha registrato una miriade di singoli ed album collaborando praticamente con tutti i migliori produttori del genere da Henry “Junjo” Lawes fino ai “gemelli del ritmo” Sly and Robbie.

Nonostante la prolificità, caratteristica di un po’ tutti gli artisti giamaicani a dire il vero, gli standard qualitativi sono stati sempre abbastanza superiori alla media e questo unito alle ottime performance live hanno fatto di Frankie Paul uno degli artisti fondamentali per tutti i cultori del genere. Da anni si era trasferito in Gambia, ma ultimamente era tornato in Giamaica per sottoporsi alle costose cure di cui aveva bisogno per sopravvivere, cure che negli ultimi mesi di vita lo avevano messo anche in difficoltà economica.

In ultima battuta vorrei lasciarvi il ricordo di un bellissimo concerto al Rototom di ormai molti anni fa che lo vedeva dividere il palco con U-Roy e Gregory Isaacs, per chi non avesse avuto la fortuna di vedere questo live vi invito a dare un occhio su internet per avere un’idea delle vibes sprigionate quella sera.

a cura di Leonardo Pascale

 





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