Il mostro di Frankenstein lo conosciamo tutti. Così come tutti conosciamo i replicanti di Blade Runner, l’implacabile Terminator, o l’agente Smith di Matrix. Molti conoscono anche le leggi della robotica di Asimov, parecchi avranno visto l’episodio “MetalHead” di Black Mirror, il film “Ex Machina”, o magari la drammatica storia d’amore tra un utente e il suo sistema operativo in “Her”.  L’idea che dall’incontro tra tecnologia e corpo umano possano giungere delle minacce è un tema ormai ben digerito dal nostro inconscio collettivo.

Quel che pochi invece hanno messo a fuoco, è quanto tutto ciò ci riguardi direttamente, oggi, e ci riguarderà sempre di più, sempre più in fretta, nei prossimi anni, mesi, giorni. Già negli anni ’90 c’era chi lanciava allarmi sull’intreccio tra tre maggiori discipline in pieno e parossistico sviluppo: nanotecnologie, biotecnologie e tecnologie informatiche.

Le nanotecnologie lavorano sulla creazione e gestione di sciami di nanoparticelle, per capirci, una sorta di robot piccolissimi, a livello cellulare, quando non addirittura atomico, in grado di interagire e modificare l’ambiente in cui vengano immessi. Qualche esempio? Sciami di nanoparticelle sono studiate in ambito medico: iniettate in un corpo vivente potrebbero curare malattie. Ma potrebbero anche crearne. Oppure potrebbero modificare le strutture cellulari stesse, riscrivere parte del DNA, integrarsi in nel sistema biologico stesso.

Le biotecnologie sono una frontiera già più nota al grande pubblico: la cara vecchia “gamba di legno” è finita in pensione, sostituita da protesi che si integrano con il corpo ospite. Abbiamo tutti presente le “gambe” in fibra di carbonio che permettono addirittura di gareggiare a livello olimpionico. Gli sviluppi in questo campo sono esponenziali, al punto in cui si prevede a breve l’arrivo di protesi biomeccaniche talmente sofisticate da permettere sensazioni, oltre che piena funzionalità, all’ospite.

Le tecnologie informatiche, infine, sono ormai parte della nostra vita quotidiana: la rete, internet, funziona tramite stringhe di codice. E da queste righe di codice emergono i nostri sentimenti, spediti attraverso chilometri in un istante, viaggiano le nostre speranze, le nostre paure, i nostri desideri. Senza la foto, il video condiviso in un social, un piatto ha “meno gusto”, una vacanza non ha memoria, un evento non è avvenuto. La rete già oggi disegna per noi la realtà in cui viviamo, disegna le nostre stesse identità.

Se intrecciate queste tre discipline, vi si apre uno scenario al tempo stesso incredibile, meraviglioso e terrificante.

Quel che manca è proprio questo sguardo di insieme, la coscienza dei processi che, non domani o dopodomani, ma già oggi ci stanno modificando. Questa modificazione avviene nei sistemi percettivi – e la percezione disegna tutto: realtà (cosa sia il mondo) e identità (chi siamo noi). Oggi viviamo già in uno stato di transizione: internet ci mette in condizione di condividere e confrontare informazioni, immagini, emozioni tra sconosciuti, da un capo all’altro del pianeta. Tutto questo sta già ora modificando i nostri modelli di percezione e le nostre stesse strutture cerebrali, i percorsi tracciati nei nostri neuroni. E sta già avvenendo anche nella nostra struttura biologica: sia con gli impianti artificiali, ormai consueti, come un peacemaker o un una protesi biomeccanica, sia con la più sottile ma molto più diffusa e pervasiva assunzione di alimenti e prodotti geneticamente modificati, che entrano a fare parte del nostro corpo, lo modificano, vengono addirittura trasmessi alle generazioni future.

Quando si parla di transumanesimo, si pensa a un futuro imprecisato. Beh, è un errore grossolano: il transumanesimo è in atto oggi, proprio dentro di te. Capiamoci bene: tutto questo sta accadendo ora, adesso, e sempre più velocemente. Le grandi aziende in ogni settore stano investendo in ricerca su questi campi perché il futuro è lì, e ci sta arrivando addosso alla velocità della luce. Prodotti medici, prodotti di bellezza, prodotti alimentari, prodotti tecnologici: nessun ambito produttivo è disgiunto da questi sviluppi: integrarsi nel corpo umano, interagirvi in modo sempre più massiccio, sempre più profondo. Ma le grandi aziende rispondono solo ai propri interessi, ai propri scopi. Così come i gruppi di potere elitario che ne hanno il controllo. E abbiamo già visto di quali disastri, di quali nefandezze questi percorsi siano causa. Abbiamo già visto le catastrofi ecologiche, i danni all’ambiente e alla salute delle persone causati perseguendo pure e semplici logiche di profitto e di potere. Davvero vogliamo lasciare in mano a questi soggetti la nostra stessa evoluzione?

Di fatto, stiamo correndo verso un futuro le cui regole, i cui confini vengono decisi da élite a noi sconosciute, ma i cui risultati ricadono direttamente sull’intera specie umana. Assumere consapevolezza di questo mutamento, decidere come gestirlo, come prenderne il controllo e come indirizzarlo, entro che limiti svilupparlo, non sono opzioni aleatorie: sono scelte necessarie e immediate. Con questo processo dobbiamo fare i conti, volenti o nolenti. O cerchiamo di governare questi sviluppi, oppure li governeranno le multinazionali e noi diventeremo a tutti gli effetti un prodotto: entità parzialmente robotizzate, parzialmente ricostruite, connesse in rete secondo regole e leggi che non potremo più controllare. Proprio per questo risulta più che mai oggi importante mantenere saldi principi come l’inviolabilità del corpo umano senza un consenso libero e informato, l’autodeterminazione, la proprietà e l’integrità del proprio corpo da parte di chi ci vive dentro – e non è affatto un caso fortuito se recenti svolte politiche stiano erodendo proprio questo principio.

In ballo non c’è solo il destino del tuo corpo: c’è la stessa percezione della realtà, della tua identità; c’è il concetto di specie umana, di che cosa significhi. Il transumanesimo è una evoluzione di tutto questo, una transizione verso un futuro di cui non sappiamo ancora niente. Potrebbe includere la rigenerazione del corpo. Potrebbe includere la migrazione delle nostre coscienze dal corpo biologico a strutture biotecnologiche, artificiali. Potrebbe includere l’immortalità. Potrebbe includere lo sviluppo di menti collettive, di corpi collettivi. Una diversa forma di coscienza. Una diversa forma di esistenza. Se leggere queste cose ti spaventa, o ti disorienta, non c’è da stupirsi. Quando per la prima volta qualcuno ha parlato della possibilità di parlarsi a voce da chilometri di distanza, le reazioni sono state di paura e incredulità. Poche centinaia di anni fa, l’idea che si potesse sollevare in cielo un veicolo pesante tonnellate era impensabile, quella di poter sostituire un cuore umano con uno artificiale, pura magia nera. Oggi viviamo in rete, in una realtà “aumentata” che ogni giorno ci diventa più familiare. I nostri pensieri vengono diffusi e condivisi su autostrade di dati informatici, e collaborano a disegnare, a modificare, il mondo stesso – noi stessi.

Siamo già nel transumanesimo, da un pezzo: forse ora ce ne stiamo accorgendo. E questo è a mio parere il punto veramente importante: assumere consapevolezza dei processi che ci stanno modificando, come individui e come specie. Assumerne il controllo. Senza consapevolezza, non potremo che subirli. Non potremo che ubbidire.

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