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Rappresentanti per eccellenza della scena reggae sarda, i Train To Roots recentemente hanno finito il tour dell’ultimo album, “Breathin’ Faya”. La band si è esibita nei più importanti palchi italiani, ma non solo, e ha conquistato tutto lo stivale.

Breathin’ Faya è il vostro ultimo lavoro nato “on the road”, ovvero concepito durante i live tra il 2010 e il 2011. Come è nata quest’idea?
Breathin Faya si può definire un riassunto dei nostri ultimi tre tour. É un disco creato tra alberghi e autostrada, che raccoglie emozioni, esperienze e naturalmente un pezzetto di ognuno di noi. Non avendo troppo tempo per sedersi in studio e creare, abbiamo sfruttato situazioni meno rilassanti della sala per comporre, ma siamo pienamente soddisfatti del lavoro fatto perché ci rappresenta, è una fotografia fedele di quello che i Train to Roots sono diventati nel corso degli anni e che oggi vogliono essere. Ci piace divertirci e l’ultimo album non poteva non nascere in una situazione divertente come un tour. Abbiamo curato molto le preproduzioni allungando un pochino i tempi ma il lavoro di ricerca fatto, ci ha portati a concepire un album differente dai precedenti lavori, perché è cambiato il modo di vedere il reggae e l’approccio di ogni componente della band al genere.

Da qualche mese avete finito il tour ufficiale per la promozione dell’album Breathin’ Faya, come è andato? Che progetti avete per i prossimi mesi?
Il tour di promozione è andato decisamente bene. Ci siamo esibiti su palchi importantissimi come quello del Rototom Sunsplash in Spagna che da anni ci supporta, e nella gran parte dei festival reggae italiani. Un’estate piena che ci ha dato grosse soddisfazioni e soprattutto l’entusiasmo giusto per ricominciare a lavorare su nuovi brani. Questo infatti è il prossimo obiettivo della band. Al momento lavoriamo ad alcune idee, prossimamente pubblicheremo un nuovo singolo e in primavera riprenderemo con l’attività live. Quest’anno puntiamo ad uno spettacolo più articolato, vario e speriamo più divertente, che mostrerà per intero i Train to Roots con la speranza di far saltare e sudare più gente possibile sotto ai palchi.

Parlateci della vostra terra. E’ apprezzato il reggae sull’isola? Come è la scena reggae in Sardegna?
In Sardegna ormai da una decina d’anni circa la reggae music è diventata una realtà tangibile e in continua crescita. Esistono numerose band e sound system ma soprattutto è presente una bellissima massive che è molto attenta e esigente. Le dancehall e i festival non mancano perciò gli amanti del genere hanno molte occasioni per divertirsi e comunicare. In Sardegna si bada molto ai contenuti della musica che si propone, è importante che l’ascoltatore si diverta consapevolmente e che assimili quelli che sono i valori di questa musica. Il reggae è un ponte che ha messo ulteriormente in contatto le varie realtà sparse sull’isola e ha fornito motivo di confronto e crescita e tutti ne siamo partecipi.

Come è nata la collaborazione con L’Unione Sarda?
La collaborazione è nata ormai un anno fa circa. Il quotidiano ci contattò per parlarci della splendida iniziativa di promuovere alcune delle realtà musicali sarde più in vista e ci proposero di prenderne parte. Naturalmente avendo il disco pronto, il quotidiano regionale più importante che ti sta dietro… non puoi certo rifiutare. Perciò abbiamo deciso di pubblicare una prima stampa del disco che sarebbe stata poi distribuita in tutti i punti vendita della carta stampata, con intervista, concerto di presentazione trasmesso sulla più importante tv regionale e visibilità anche nelle zone dove il nome Train To Roots non era ancora arrivato.

Lasciate un messaggio ai lettori…
I Train To Roots sono presenti sui principali social network del web: video, date, news e liriche sul nostro sito ufficiale www.traintoroots.it 
La nostra musica si può acquistare nei negozi su iTunes e ai nostri concerti, ed è provato che sfogliare Dolce Vita con i Train To Roots in sottofondo sia una stupefacente combinazione… keep it burnin’!

Acirne

 





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