Continuiamo a ripetere che nonostante l’abrogazione della Fini-Giovanardi, poco o nulla è cambiato per i consumatori, soggetti ad una eccessiva attenzione da parte delle forze dell’ordine e ad una ingiustificata diffidenza da parte dell’opinione pubblica, che comprende tra l’altro anche i rapporti che il consumatore ha a livello familiare, sociale e lavorativo.

Siamo rimasti colpiti dalla vicenda del ragazzo suicidatosi a Lavagna a causa della non conoscenza e dell’incapacità di una madre ad affrontare le problematiche adolescenziali, che non possono non contemplare la trasgressione e spesso e volentieri questa trasgressione non può esimersi dalle prime bevute o dall’approccio con le sostanze illecite. Un dramma familiare che è stato spacciato come il risultato di una deviazione comportamentale dovuta all’uso di hashish, ma se dobbiamo imputare delle responsabilità all’accaduto, di certo i primi a dover essere giudicati per il loro operato criminogeno sono gli autori di una legge che ha provocato discriminazione, sofferenze e tragedie e ancor di più accusiamo il Dipartimento delle Politiche Antidroga, che negli anni in cui era guidato da Serpelloni, attraverso la diffusione di puro terrorismo psicologico spacciato come risultato di ricerche scientifiche, ha contribuito ad alimentare la paura, le incomprensioni e i tragici epiloghi di molte storie, da Bianzino, ad Aldrovandi per arrivare a Cucchi ed a tutti quelli che pur non essendo deceduti per colpa del proibizionismo, continuano a subire la morte civile causata dalle perquisizioni, dalla gogna mediatica, dai processi e dalle detenzioni senza senso. 
Nessuno sta dicendo che era un diritto di quello sfortunato ragazzo detenere e consumare sostanze psicoattive, ma credo che se nei confronti di quel ragazzo fosse stata operata una giusta educazione sui pericoli che ogni sostanza porta con sé nell’età dello sviluppo, dal caffè, all’alcol, al tabacco, alla cannabis e a tutte le altre “droghe” e se quel ragazzo fosse stato seguito per superare un evidente stato di disagio, forse quella morte troppo precoce si sarebbe potuta evitare.

A cosa può servire continuare a ripetere che solo con una puntuale educazione è possibile arginare l’approccio al pericolo che ogni sostanza psicoattiva porta con sé e solo con la legalizzazione della cannabis potremo distruggere il monopolio che la criminalità continua ad esercitare nel loro consumo?

Il vero trampolino di lancio alle droghe pesanti non consiste nell’uso propedeutico della cannabis al loro utilizzo, ma piuttosto nel fatto che fino a quando sarà concesso alla criminalità il commercio di tutte le sostanze illecite, insieme ad una innocua dose di fumo o di erba, l’adolescente e tutti gli altri consumatori avranno la porta aperta anche per sperimentare e consumare altre sostanze ben più pericolose.

Questa è ormai un’opinione diffusa e condivisa, testimoniata dal grande interesse mediatico che questa triste storia ha suscitato, dalle autorevoli prese di posizione di intellettuali, di responsabili di Dipartimenti creati per combattere la criminalità organizzata, da medici e ricercatori, da psicologi e operatori sociali e addirittura da più di 200 parlamentari che hanno chiesto di dibattere sulla legalizzazione.

Famiglie distrutte dal dolore, esistenze stroncate per inezie, vite devastate da un marchio che significa emarginazione: tutto questo deve cessare in breve tempo, abbiamo tollerato, subìto e sopportato anche troppo e insistiamo sulla necessità che i consumatori inizino a prendere coscienza di essere un popolo, una minoranza degna di rispetto, espressione di una richiesta tout court per mettere in veste prioritaria il concetto di “diritti civili”.

Abbiamo, per questo motivo, partecipato all’ultima edizione di Canapa Mundi, per sollecitare una presa di coscienza che, oltre alle disavventure personali, possa creare quella identità che faccia comprendere la vera essenza di chi dalla canapa ha ricevuto benefici in termini di salute e nella personale esperienza esistenziale.

Una grande novità di questa fiera appena terminata è stata la messa in mostra di centinaia di piante di canapa, una cosa mai vista e segno di auspicio per nuovi importanti cambiamenti culturali.

Molte associazioni non si sono lasciate sfuggire l’occasione per donare le piante ai visitatori, per informare sui molteplici utilizzi della pianta, per sensibilizzare sulle argomentazioni antiproibizioniste e passo dopo passo stiamo raggiungendo l’obiettivo: far tornare la canapa nella tolleranza e conoscenza che storicamente le appartengono.
Forse, se la mamma di quel povero giovane avesse potuto parlare con noi, sarebbe stato molto meglio che chiamare la Guardia di Finanza e se i parlamentari dell’inter-gruppo si fossero mossi con più determinazione, sarebbe stato ancora meglio!

Per contribuire a questa battaglia vi invitiamo quindi ad aderire, partecipare e sostenere il Canapa Info Point, tutte le informazioni per tesserarsi o aprire una sede le trovate sul nostro sito: www.canapainfopoint.it.

a cura di Giancarlo Cecconi – portavoce ASCIA e CIP





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