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Analizzando delle ricerche fatte circa dieci anni fa in Francia si evince quanto contorta sia sempre stata la situazione relativa all’uso di cannabis. Rileggendo cosa è accaduto negli anni a cavallo tra il 2001 e il 2002 sorge spontanea la domanda: “la storia si ripete sempre?!”

Prendete un animale di laboratorio, iniettategli regolarmente del THC, il componente attivo della cannabis. Poi svezzatelo brutalmente: cosa gli succederà? Tutto e niente: voi non siete che all’inizio di un’esperienza che cristallizza i rapporti tra scienza e potere. Esaminiamo i topolini e i ratti del professor Jean Costentin, direttore dell’unità CNRS di neuropsicofarmacologia della facoltà di medicina di Rouen: per loro, l’arresto brusco della somministrazione di THC induce una sindrome da crisi di astinenza. Arresto brusco? Accumulato nei grassi dell’organismo, il THC rimane a lungo nei tessuti: per essere brutale, la crisi di astinenza dovrà allora essere ottenuta somministrando ai roditori un antagonista dei recettori della cannabis. Movimenti sbuffanti, stropicciamento del muso, “la cannabis suscita una dipendenza fisica, che è stata finora il criterio che è servito a caratterizzare le droghe pesanti”, indica il professor Costentin, in un numero speciale del bollettino dell’Accademia nazionale di medicina, nel febbraio 2002. I suoi lavori vanno elegantemente ad influenzare un rapporto allarmista dell’Ufficio parlamentare di valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche (OPECST), apparso lo stesso mese e redatto per conto di Jean-louis Debré, allora presidente del gruppo RRR all’Assemblea nazionale. “Dei lavori scientifici recenti sembrano stabilire l’esistenza di una dipendenza fisica dalla cannabis”, sostiene il deputato RRR Christian Cabal, autore del rapporto e professore alla facoltà di medicina di Saint-Etienne. Per lui la cannabis è un “passaggio verso l’eroina”.

Ritorniamo dai topolini, ma cambiamo laboratorio. Parlando col professor Bernard Roques (ex-direttore di un’unità Inserm-CNRS, gran premio della Fondazione per la ricerca medica nel 2001), egli afferma: “Se svezzate un animale dalla cannabis, posso affermare che non gli succederà niente, salvo che voi gli somministriate un antagonista: in questo modo avrete dei piccoli sintomi, ma che non hanno niente a che vedere con la deprivazione di eroina o di alcool, per esempio. Non esiste una vera dipendenza fisica dalla cannabis. Naturalmente, se volete assolutamente provare qualcosa, finirete per trovare un piccolo trucco a forza di accanirvi a fare delle manipolazioni sugli animali. Ma, appunto, non si trovano gli stessi risultati con dei topolini transgenici e dei topolini normali. Bisogna restare sereni e procedere adagio…”.

Un discorso approvato da Jean-Pol Tassin, direttore della ricerca all’Inserm: la cannabis non induce secondo lui alcuna dipendenza fisica. Egli contesta che si possa sostenere il contrario appoggiandosi a una dimostrazione ottenuta con degli antagonisti. Invitato dall’AFP, nel febbraio 2002, a commentare gli scritti del professor Costentin, per il quale “la cannabis costituisce una via privilegiata per l’eroina”, Jean-Pol Tassin deplora che “la parola di un ricercatore isolato prenda il posto del lavoro portato avanti da 25 scienziati per sei mesi, e ci faccia ricadere nel dibattito ideologico e nella demonizzazione”, e qualifica come una “caricatura” il rapporto dell’OPECST. Di fatto, questo rapporto e il Bollettino dell’Accademia nazionale di medicina apparvero sei mesi dopo un’expertise collettiva del principale istituto di ricerca pubblico sulla sanità, l’Inserm, le cui conclusioni sono oltremodo prudenti.

“E soprattutto, erano tre mesi prima dell’elezione presidenziale”, glissa, furioso, Bernard Roques, che suggerisce che la “demonizzazione” della cannabis sia stata telecomandata da parlamentari della vecchia opposizione, contenti di mettere in imbarazzo un partito socialista incerto tra una prudenza attendista e le vociferazioni dei Verdi, partigiani della legalizzazione. “Perché ordinare un nuovo rapporto quando c’è quello dell’Inserm?”, insiste Bernard Roques, evocando il compendio di 420 pagine che analizzano i dati scientifici disponibili su una base documentale forte di 1200 articoli.
Bernard Roques è lui stesso autore di un rapporto realizzato nel 1998 su richiesta del segretario di Stato alla Sanità, Bernard Kouchner. Sostenendo che la cannabis possiede una tossicità inferiore a quella dell’alcool e del tabacco, scatenò violente polemiche. Allora, dieci tossicologi avevano reso pubblici i loro interrogativi su Le Figaro: “Come mai gli esperti del rapporto Roques hanno potuto concludere che la cannabis è meno dannosa del tabacco e che possiede una tossicità generale debole?”. Questi tossicologi incolleriti argomentano, tra l’altro, di turbe della riproduzione tra i fumatori di cannabis, del resto segnalati nel rapporto: “Queste turbe della riproduzione sono state dimostrate in un gruppo di 16 consumatori di cannabis nel 1990, anche se questa cosa non è stata fatta ancora oggetto d’uno studio epidemiologico”. Tra i firmatari molti professori di università e direttori di laboratori ospedalieri, di cui uno collegato all’Inserm. Nessuno tra loro peraltro faceva parte, ad esempio, degli scienziati scelti dall’Accademia delle scienze per redigere il rapporto “Stato della ricerca tossicologica in Francia”, pubblicato nel 1998.

fonte: usidellacanapa.it

 





One Comment

  1. IPOCRISIA DI STATO :COLLUSO CON LE MAFIE:…………PORTANO A BALLE DI QUESTO TIPO;INFORMATEVI ALTRIMENTI SIETE MERDE NON MINISTRI;MERDE E MAFIOSI PERCHé é EVIDENTE CHE SIETE COLLUSI!!!!!!!!

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