AGGIORNAMENTO: Alla fine di aprile 2019, gli organizzatori di Woodstock 50 hanno comunicato che l’evento che si sarebbe dovuto tenere dal 16 al 18 agosto a Watkins Glen, nello stato di New York, è stato annullato per problemi organizzativi: «Nonostante il nostro tremendo investimento di tempo, risorse e impegno, non riteniamo che la produzione del festival possa essere portata avanti nel nome di Woodstock e assicurando la salute e la sicurezza degli artisti, i collaboratori e il pubblico». Dunque la festa non si terrà.

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A cinquant’anni dalla sua prima volta torna il leggendario festival di Woodstock. Come allora si svolgerà nei pressi della cittadina dello stato di New York (USA), da cui l’evento, replicato più volte con scarso successo (da dimenticare l’edizione per i trent’anni nel ’99, scenario di stupri e violenze di vario genere) prese il nome. In realtà il mitico raduno hippie a fine ’60 si era svolto una settantina di chilometri più in là, a Bethel, e anche quest’anno a ospitarne il remake, dal 16 al 18 agosto, sarà il villaggio di Watkins Glen.

I primi nomi della line-up, ancora tutta da annunciare, si sapranno il mese prossimo, ma l’appuntamento suona già epocale sulla carta, con tre giganteschi palchi dislocati su un terreno di mille ettari circa, come ha anticipato Michael Lang, organizzatore dell’evento e di Woodstock ’69, che tra il 15 e il 18 agosto di quell’anno portò quattrocentomila giovani capelloni sulla piana di Bethel. Qualcuno ne contò addirittura un milione, una vera e propria invasione, che colse impreparati gli organizzatori di quello che era stato pensato come un tranquillo festival di provincia.

All’insegna del famoso motto Peace & Love, buona parte della controcultura americana si era riversata nella cittadina del nord-est degli Stati Uniti. Una fiumana di ragazzi e ragazze, che da tempo stava lavorando ai fianchi una società guerrafondaia, retrograda e perbenista con le sue istanze antimilitariste, di amore libero e uguaglianza razziale e di genere. E poi c’erano le droghe, con cui forse a Woodstock si esagerò un tantino, basti pensare al fatto che l’anno seguente due degli artisti simbolo del movimento giovanile dell’epoca, che dal palco del festival avevano incendiato gli animi con la loro musica, gli indimenticati Janis Joplin e Jimi Hendrix, erano morti entrambi di overdose. Oltre a loro, quel palco leggendario aveva ospitato il meglio del meglio: gente del calibro di Joan Baez, Santana, Creedence Clearwater Revival, The Who, Jefferson Airplane, Joe Cocker, Crosby, Stills, Nash & Young, The Band, Canned Heat, Ten Years After e molti altri.

La realtà dei fatti, però, è che Woodstock fu al contempo il climax e l’ultimo atto del movimento hippie. Due anni dopo la Summer of Love, celebrata in musica con lo strepitoso Monterey Pop Festival, svoltosi dal 16 al 18 giugno del ’67 nell’omonima cittadina californiana, e quattro mesi prima dell’Altamont Free Concert che, macchiato dall’omicidio di Meredith Hunter ad opera di un membro degli Hells Angels (cui l’organizzazione aveva improvvidamente affidato il servizio di sicurezza), segnò la fine di un’epoca, Woodstock rimane il simbolo del grido di una generazione, ma anche di una battaglia persa. La domanda è per ora o per sempre?

«Il festival originale del 1969 fu la risposta dei giovani del tempo alle cause che ci sentivamo chiamati a combattere: diritti civili, diritti delle donne, movimento contro la guerra – ha dichiarato Lang -. Oggi stiamo assistendo a cose simili nel nostro Paese e la musica ha il potere di riunire le persone. E’ arrivato il momento di riportare in vita lo spirito di Woodstock, mettersi in gioco e far sentire le nostre voci. Saranno presenti i nomi più grandi del Rock, dell’Hip-Hop, del Pop e del Country!».

È vero, cinquant’anni dopo le cause per cui combattere sono ancora le stesse, ma di movimenti giovanili della portata di quello che invase Woodstock in quei giorni di agosto del ’69 non c’è traccia. Che l’iniziativa di Lang sia davvero in grado di riaccendere l’estinto sogno hippie di un mondo fatto di musica, pace e amore?

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